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Autore Topic: Ashes of the War: Auf wiedersehen Baku!  (Letto 5391 volte)
apn
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« il: 09 Agosto 2007, 14:40:44 »

Ed ecco la side story del panzer 108, questo primo capitolo ce l'avevo da parte da un po', credevo di averlo già postato da qualche parte ma mi sono accorto che mi ero sbagliato, perciò...


Auf wiedersehen Baku!

1° Febbraio 2016,13.00 P.M., base nazista di Baku...
Una ragazza dai capelli castani e gli occhi verde chiaro era da dieci minuti fuori dalla caserma ad aspettare l'arrivo del 'Gustav' che avrebbe portato il mezzo da testare, era da dieci minuti che si era messo a nevicare e la ragazza stava sotto la neve senza ombrello ne cappotto.
“Si dovrebbe coprire tenente colonnello Pichler, prenda questo” era il sottotenente Heiner Kluger che uscito dalla caserma stava porgendo un capotto alla ragazza che comandava un piccolo distaccamento del comando tecnico della Wehrmacht.
"No grazie. Mi piace la neve” rispose Julia (questo era il nome della ragazza).
Julia era da poco arrivata sulla Terra ed era la prima volta che vedeva la neve, il suo volto era sereno e felice: quella distesa di fiocchi bianchi li faceva dimenticare le sue preoccupazioni.
“Finirà per beccarsi un raffreddore” li obbiettò il sottotenente.
Julia Pichler era una dei migliori ufficiali usciti dal suo corso, ma nonostante tutto si era trovata relegata sempre a compiti secondari, d'altronde non era di certo il modello di donna che si adattava agli standard fisici del Partito: niente occhi azzurri e capelli biondi.
Cresciuta in uno degli istituti per l'infanzia non aveva mai conosciuto i propri genitori, anche se alcuni fattori (tratti fisici e qualche ricerca approfondita) le facevano ritenere di essere discendente di uno di quei scienziati e tecnici italiani che Mussolini aveva inviato nel '39 per aiutare la Germania nel piano di colonizzazione spaziale.
Si era sempre distinta come la “migliore della classe”, ma non aveva mai ricevuto i festeggiamenti che ricevevano gli altri bambini.
Un fatto l'aveva particolarmente scossa all'età di dieci anni, in quell'anno non solo era uscita come la migliore della classe, ma anche come la migliore dell'istituto che frequentava; di solito i giornali pubblicavano le foto del migliore dei vari istituti, ma quando, tutta felice, aprì il giornale, alla voce del suo istituto, non c'era lei, ma un ragazzino biondissimo e dagli occhi azzurri, che come riportava la didascalia era figlio di un generale delle SS.
Questo fatto la segnò, pur continuando a studiare con impegno e passione e pur continuando a servire con impegno e passione la patria nelle periodiche raccolte fondi e opere di sensibilizzazione e propaganda a favore delle forze armate cominciò ad assentarsi dai convegni che organizzava il Partito, non partecipò ad opere di supporto alle SS e alla polizia politica: il Partito era la patria... ma come pensava lei la patria non era il Partito.
In effetti elementi come quelli tendevano a morire tutti piuttosto precocemente (come si era accorta piuttosto presto la ragazza che era stata costretta a maturare molto velocemente), ma lei continuò a tirare avanti e ad essere la migliore.
Questo suo primeggiare si può dire che la salvò, la Wehrmacht era sempre alla ricerca di giovani in gamba e favorì l'ingresso di Julia in uno dei maggiori istituti militari, ma nonostante tutto si vide sempre scavalcata da ragazzi e ragazze meno capaci di lei, ma che presentavano i caratteri che voleva il Partito.
Nel 2014, all'età di 23 anni, completò gli studi con successo e a pieni voti, ma fu assegnata ad un reparto di secondaria importanza che aveva il compito di testare nuovi mezzi, armi ed equipaggiamenti per le forze armate; sapeva che sarebbe finita così e si accontentò, era già tanto che non avesse fato la fine di quelle altre persone scomparse misteriosamente... anche se ci andò vicino...
Era il 23 aprile del 2013, quando (che aveva compiuto 22 anni il giorno prima), mentre tornava a casa dall'accademia, venne bloccata da un gruppo di ragazzi e ragazze molto giovani, il gruppo era capitanato da una ragazza che avrà avuto 16-17 anni; Julia venne gettata a terra dalla ragazza, ma per qualche motivo, dopo qualche secondo, quella ragazza ordinò a tutti di andarsene e Julia rimase li per terra sconvolta.
A lungo aveva ripensato a quell'avvenimento e mai capì il come mai di quella scelta; forse, ma non ne era sicura, ciò era dovuto al fatto che cadendo a terra terrorizzata strinse ancora più forte i libri di testo che teneva in mano, tra questi c'era la cosiddetta “Bibbia del Partito”, il “Mein Kampf” di Adolf Hitler, forse la ragazza che capitanava il gruppo pensò che quello fosse un gesto di attaccamento al partito o qualche cosa del genere e perciò ritenne inutile proseguire l'aggressione.
Il sottotenente Heiner Kluger era stato anche lui sempre uno dei migliori, ma la sua passione per tutto ciò che era tecnica lo spinse ad autoprecludersi una carriera da pilota da caccia o da MS, infatti richiese espressamente di essere assegnato a quella unità di test, riuscendoci nonostante le resistenze dei suoi superiori.
Heiner aveva la stessa età di Julia, ma aveva frequentato la facoltà di ingegneria, finanziata dalla Wehrmacht.
Heiner si poteva dire il perfetto ariano, capelli biondi, alto, occhi azzurri; ma incredibile, ma vero, era così appassionato di meccanica e tecnica (passione che li attaccò il padre, ingegnere aerospaziale) che non si interessava ad altro, spesse volte per andare a vedere i caccia o le navi spaziali in costruzione, mancava alle adunate della gioventù nazista, si possono immaginare le conseguenze (punizioni a non finire), anche se, come avvenne per Julia, grazie alle sue capacità venne adocchiato dalla Wehrmacht che più di politici o fanatici aveva bisogno di gente capace.
“Le guerre non si vincono con le parole” era una delle massime più in voga della Wehrmacht, in contrasto con una di quelle delle SS che diceva “Urlando la nostra fede trionferemo”, queste massime vennero coniate nello spazio dai due corpi a seguito di una analisi approfondita delle ragioni che portarono la Germania a perdere la 2a Guerra Mondiale, i due corpi interpretarono i risultati in modo completamente diverso: la Wehrmacht obbiettava la troppa invadenza del potere politico, le SS obbiettavano che la fede delle truppe nella causa non era stata abbastanza alta (ovvero ci voleva più invadenza del potere politico).
“Mi dica, ma il 108 non era stato considerato non conforme alle specifiche?” chiese Julia al sottotenente.
“Non esattamente, in realtà il 108 era considerato conforme alle specifiche, semplicemente fu ritenuto inutile. Spiego meglio gli SP hanno come obbiettivo principale quello della mobilità, i carri Adolf hanno dalla loro potenza di fuoco e protezione, un mezzo intermedio venne ritenuto un inutile e costoso spreco.
Il 108 paragonato ai carri da battaglia americani, tedeschi, israeliani o russi posso però assicurarla che è un mezzo assolutamente superiore, se non come protezione come potenza di fuoco e agilità, grazie al doppio cannone da 15 cm e al motore elettrico che garantisce una accelerazione senza eguali” spiegò heiner leggermente entusiasta.
“Capisco, sta di fatto che l'Adolf, su cui si era tanto puntato si sta rivelando un fallimento, tant'è che stiamo rimettendo in linea tutti i carri che sono stati catturati” commentò la ragazza.
“L'Adolf non è un fallimento, solo che sono in pochi che capiscono che andrebbe usato in cooperazione con i MS, ma figurarsi se gente come Gato si porta dietro tutte quelle tonnellate di metallo”, “Comunque ha ragione per il resto, ho sentito che ci sono delle unità che si sono messe ad usare pure dei vecchi T-55” aggiunse Heiner.
“Che schifo, quelli li vogliono suicidarsi” esclamò la ragazza, “Piuttosto guardi la, credo che stia arrivando il 108” commentò indicando un 'Gustav' che stava per atterrare.
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« Risposta #1 il: 07 Settembre 2007, 12:32:38 »

1° Febbraio, ore 3.00 P.M...
Il 108 era già stato scaricato da un paio di ore, purtroppo l'equipaggio che doveva arrivare con un LT-50 non si era fatto vedere, infatti l'LT-50 aveva dovuto compiere un atterraggio in un piccolo aeroporto di Volvograd a seguito delle forti nevicate che interessavano tutta la regione.
Intanto il comando per l'Europa della Wehrmacht aveva inviato un messaggio via radio alla 5a unità di valutazione tecnica del colonnello Pichler.
“Colonnello Pichler! Colonnello Pichler!” urlò Heiner uscendo dalla caserma tenendo in mano un foglio.
“Quante volte te lo devo ripetere che mi puoi chiamare Julia? È da un anno che te le dico!” fece notare Julia.
“Come vuole colonnello Pichler!” rispose Heiner, Julia si mise le mani nei capelli: il cognome Pichler non lo sopportava, non poteva sopportare un cognome 'affibbiatogli' a caso.
“JULIA! JULIA!” gridò la ragazza.
“Si mi scusi! Volevo dire colonnello Julia! È arrivato un ordine dal comando centrale!”.
“Lo legga!” ordinò Julia.
“Alla 5a unità di valutazione tecnica. Si ordina di iniziare immediatamente le valutazioni operative del mezzo, come equipaggio usare uomini dell'unità stessa”.
“Tutta qua?”
“Tutto qua, a parte le solite diciture iniziali di ora, data, comando centrale dell'Europa, ect...” “Che facciamo?” chiese Heiner preoccupato.
“Qual'era la prima missione operativa schedulata?”.
“Una missione di pattugliamento lungo il vicino oleodotto Baku-Tiblisi-Ceyan, l'oleodotto attraverso il quale passa il petrolio dei giacimenti del Kashagan” spiegò Heiner.
Quel petrolio era diventato fondamentale per le forze naziste, infatti per far funzionare molte centrali elettriche in Europa c'era bisogno di idrocarburi in quantità, idrocarburi che servivano anche per far funzionare la marea di mezzi catturati o sequestrati e per sostentare il commercio civile.
I giacimenti del Kashagan erano diventati operativi poco prima dell'attacco nazista e questi ultimi erano stati ben attenti a conquistarli intatti, infatti le riserve di idrocarburi (già estratti e trattati) in Europa erano stati tutti sabotati dalle forze nemiche o erano andati distrutti durante i primi attacchi, così come diverse piattaforme petrolifere nel Mar del Nord, distrutte da commandos della resistenza e federali; questa serie di avvenimenti avevano reso i giacimenti del Kashagan di importanza vitale per il 4° Reich, ma le cose non andavano lo stesso per il migliore dei modi.
I Federali avevano rialzato la testa nei territori russi e cinesi, sembrava anche che fossero comparsi dei MS federali di nuovo tipo non identificati di originale progettazione della Russia, come se non bastasse una violentissima guerriglia, che riusciva a conquistare intere zone, si era scatenata nelle retrovie; attentati e sabotaggi erano all'ordine del giorno: gli oleodotti erano tra gli obiettivi privilegiati subito dopo i convogli di rifornimento.
Julia pensò un attimo sul da farsi.
“Ok Heiner faremo come ci hanno ordinato, tu scortaci con l'SP-03, io con Darter ed Hertzald useremo il 108, di agli altri di seguirci con il camion per la raccolta dati e il mezzo di soccorso. Tutti dovranno essere armati, vedi se riuscite anche a procurarvi degli 'Sturm' e dei 'Maus'”.
“Vedrò quel che posso fare” e poi porgendo il manuale di pilotaggio del carro alla ragazza “Leggitelo attentamente, soprattutto per quel che riguarda l'uso dei due cannoni, per il resto Darter ed Hertzald non dovrebbero avere problemi”.
“Ci sono dei problemi con i cannoni?” domandò preoccupata Julia.
“Non possono sparare contemporaneamente, durante le prove il rinculo dei cannoni al sesto tiro consecutivo contemporaneo ruppe il supporto dei cannoni, ci furono due feriti gravissimi”.
“Capito, ora vai a chiamare il resto della compagnia, partiamo tra un ora. Ma Darter ed Hertzald falli venire subito voglio fare un piccola prova di movimento con il carro prima di partire in missione”.
Darter ed Hertzald erano due anziani sottufficiali, erano stati due piloti di carri 'Adolf', quindi non dovevano avere problemi di sorta a pilotare una macchina relativamente semplice come il 108; il problema era proprio l'uso dei due cannoni.
I due cannoni rigati PK-15.43 3/B-D* presentavano alcune particolarità, soprattutto nel munizionamento usato: per non sforzare troppo le due canne era stata progettata, per usi generici, la munizione sottocalibrata (135mm, venne spesso usata sui MBT catturati con canna da 140, modificando leggermente la munizione) si tipo HE MZ.M-41, per combattere contro i MBT era stata sviluppata una munizione cinetica, la KE.M-50, che seppur si era rivelata di estrema potenza tendeva a sovraffaticare troppo i cannoni e quindi era da usare con parsimonia.
Darter ed Hertzald arrivarono dopo cinque minuti, accompagnati da Heiner presso l'hangar dov'era stato parcheggiato.
“Ancora fuori a prendere la neve? Ti verrà un raffreddore!” esclamò Heiner vedendo Julia che se ne stava ancora fuori senza mantella.
“Saranno un po' fatti miei” ribatté Julia.
“Fa come vuoi io ti ho avvertito!” rispose Heiner.
Il piccolo gruppo entrò dentro l'hangar, subito i due anziani carristi si misero a commentare.
“Corazza pochina” commentò Hertzald.
“Ma è molto leggero, probabilmente dispone di una buona agilità, se non erro dispone di motore elettrico tra l'altro” controbatté Darter.
“Vero, vero. Comunque son curioso di provarlo fuoristrada”.
“Lo ammetto anche io. Comandante Pichler, una domanda?”.
“Quante volte ve lo devo dire che non voglio essere chiamata Pichler? Chiamatemi Julia!” sbraitò la ragazza.
“Ehm, si certo. Volevo sapere... il sistema di caricamento com'è? Manuale o automatico? Perchè se è manuale abbiamo bisogno ancora di un addetto” spiegò Darter.
“Ho appena letto che il sistema è completamente automatico. Tenete...” disse Julia porgendo il manuale di pilotaggio ai due “Leggetelo, tra dieci minuti partiamo”, “A munizioni come stiamo?” domandò rivolgendosi Heiner.
“26 colpi MZ.M-41 e 16 KE.M-50... cosa ne pensa della mitragliatrice a controllo remoto? Quello era uno dei punti forti di questo carro, ha anticipato di diversi anni stessi sistemi sviluppati per i carri delle forze terrestri”.
“Devo dire che è interessante, tra l'altro viene usato un calibro pesante quindi torna utile anche contro veicoli leggeri”.
“Se per lei non ci sono problemi prenderei l'SP-03 per fare un po' di pratica, è da un po' che non lo uso e con queste condizioni del terreno non mi sono mai addestrato”.
“Faccia pure, anzi che ne dice di tentare un combattimento simulato tra il 108 e l'SP-03?”.
“Non saprei... ma si và”.
“Allora siamo d'accordo, vince chi per primo riesce a tenere l'avversario sotto tiro per più di sette secondi” decise Julia.
“Sette secondi sono una eternità!” disse Heiner contrariato.
“Se facevo di meno tu avevi la vittoria assicurata! Vuoi mettere un SP-03 contro un panzer?”.
“Si ma così voi non ne avrete!”.
“Questo è tutto da dimostrare!” ribatté Julia accenando un sorriso di sfida.

*PK-15.43-2/B (PK: Panzer Kanone; 15: calibro in cm; 43: numero dei calibri; 3/D: versione e sottoversione).
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« Risposta #2 il: 08 Settembre 2007, 19:32:30 »

Ore 3.30 P.M...
“Retromarcia presto!” urlò Julia “Dietro quel dosso!”.
“è sopra di noi! È sopra di noi!” gridò Darter che si era assunto il ruolo di osservatore/artigliere.
“Accelera presto!”.
Il combattimento simulato del PzKpfW 108 con lo SP-03 si stava prolungando già da quattro minuti: una enormità! Lo SP-03 era in netto vantaggio e Heiner dimostrava buone capacità di pilotaggio (anche se commetteva errori veniali dovuti alla poca esperienza), il problema era che per via della neve l'SP-03 tendeva a scivolare, al contrario del 108; come se non bastasse quest'ultimo dimostrava doti di accelerazione incredibili, per via di questi fattori il 108 non era mai stato per più di due-tre secondi nel mirino di Heiner; in un combattimento reale il 108, probabilmente, sarebbe già stato distrutto, ma sicuramente riuscire a cavarsela in quel modo contro un SP (anche se di modello vecchio) in un combattimento ravvicinato non era roba da poco: non bisogna dimenticarsi che nella lotta agli SP i carri normalmente non si usavano in ruoli ravvicinati.
“Dov'è? Dov'è?” sbraitò Julia non vedendo più lo SP di Heiner.
L'SP si era posizionato a mezzo chilometro di distanza, dietro una gobba dell'area di addestramento e stava tenendo sotto tiro il carro.
“Sta fermo ancora tre secondi...” mormorò Heiner.
“Due...”
“Uno... colpito!” sussurrò Heiner che accendendo il canale radio di collegamento con il 108 “Colonnello Julia! Complimenti! Il 108 è proprio un buon mezzo! Ma purtroppo vi ho battuti! Sono dietro di voi”.
Julia uscì dal carro stupefatta e voltandosi vide lo SP che salutava con la mano.
“Ma perché abbiamo continuato a puntare sui panzer? Ogni 2 Adolf potevamo costruire un SP!” pensò la ragazza arrabbiata per l'aver perso, per sfogarsi gettò l'elmetto a terra: non le era mai piaciuta arrivare seconda o perdere.
“Su non faccia così, lo sa meglio di me che non aveva possibilità!” fece notare Heiner mentre si avvicinava con il suo SP.
“È tutta colpa dei sistemi del carro che non l'hanno rilevata!” urlò Julia di rimando “Piuttosto mi passi il cavo di alimentazione che dobbiamo ricaricare le batterie”.
“A lei!” esclamò Heiner srotolando un grosso cavo che poteva di rifornire di elettricità altri mezzi attraverso il propulsore Minovsky dell'SP, “Cominciò a comunicare al resto dell'unità di cominciare a prepararsi?” domandò il ragazzo.
“Si, certamente. Appena abbiamo ricaricato le batterie partiamo” ordinò Julia.
“Colonnello Pichler?” domandò Hertzald.
“Julia! Julia!” disse la ragazza guardando malissimo il sergente.
“Si... Julia... mi scusi. Volevo sapere... lei sa per caso qualche cosa sulle piccole 'Uova di metallo'?”.
“Mi sta prendendo in giro? Cosa sarebbero?” domandò Julia con una certa curiosità.
“Appunto per quello gli e lo chiedevo, lei essendo un ufficiale magari lo sapeva. Un sopravvissuto di un attacco terroristico ad un convoglio ha affermato di essere stato attaccato da delle strane cose di metallo... crede che siano dei nuovi SP nemici?”.
“Non ne so proprio niente, avevo sentito che in alcune fabbriche erano stati ritrovati dei progetti riguardanti delle macchine antropomorfe russe, ma niente di più. Da quel che so gli SP nemici fino ad ora incontrati non sono di certo piccoli; hanno dimensioni simili ai nostri Lohengrin”.
“Bah, avrà avuto le allucinazioni. Vuole?” chiese Hertzald accendendosi una sigaretta.
“Probabile, comunque no grazie, le sigarette macchiano le dita e i denti”.
“Sarà...”
“Me lo diceva sempre la mia istitutrice e poi non sopporto il fumo”.
“Come vuole... una sigaretta in più per me” esclamò Hertzald scendendo dal carro “Ahi, ahi...”.
“Che ha?” domandò Heiner avvicinandosi.
“Dolori alla schiena.. io sto clima non lo sopporto e ormai sono verso i cinquanta”.
“Storie, storie!” esclamò Darter finendo di collegare il cavo di alimentazione al 108 “Guarda me! Ho cinquantatré anni e sono agile come un ventenne!” e dicendo ciò accennò un paio di balzelli.

Ore 4.05 P.M...
“Siamo tutti pronti?” urlò Julia amplificando la voce con un megafono in modo che tutti nella piccola colonna di veicoli potessero sentirla.
“Prontissimi colonnello Pichler!” gridò Sebastian Muller dal suo camion, il secondo addetto alla raccolta delle informazioni (il primo era Heiner che però doveva pilotare lo SP-03).
“Ma lo fate apposta? JULIA, CHIAMATEMI JULIA!” sbraitò la ragazza che pensò: “Non solo mi trovo in un unità secondaria, ma anche quasi tutte le persone che ci sono hanno una intelligenza inesistente”.
“Mi scusi, mi scusi!” si scusò Sebastian spaventato da quella reazione.
“Hertzlald prosegua come da piano di marcia, seguiremo il percorso dell'oleodotto per venti chilometri fino al prossimo pozzo di ispezione”.
“Come vuole...”.
La prova operativa sarebbe proseguita dalla stazione di ispezione, dell'oleodotto, n°34 (quello davanti al quale si trovavano), a dieci chilometri dalla base, alla n°35 a trentacinque chilometri di distanza, il viaggio sarebbe stato compiuto lungo la strada che costeggiava l'oleodotto.
La strada era completamente innevata, ma la neve era piuttosto compatta cosa che permetteva ai camion, che erano dei 6X4, di riuscire a muoversi senza troppa difficoltà contando anche che il carro faceva da battistrada; nonostante ciò più di una volta il carro e l'SP dovettero trainare fuori dai cumuli di nevi il camion di raccolta dati ed il mezzo di soccorso (definizione pomposa per indicare un camion adibito ad officina su sei ruote).
“Non ce la faccio più” pensò Sebastian muovendo la testa sconsolatamente, era la quarta volta che il suo camion finiva bloccato nella neve.
“Le stiamo raccogliendo queste informazioni?” domandò Heiner via radio.
“Affermativo, i nostri elaboratori elettronici stanno raccogliendo tante di quelle informazioni che metà bastano... non è vero Victor?” chiese Sebastian ad uno dei ragazzi che si trovava sul camion.
“Affermativo!” rispose Victor che era l'addetto ai sistemi di raccolta dati del camion.
“Perfetto, se guardate davanti a voi dovreste vedere la stazione n°35” fece notare Heiner.
“Ottimo! Così torniamo indietro e ci rinchiudiamo in caserma. Non ne posso più di sto freddo! L'unica che sembra trovarsi bene è quella pazza della Pichler!” esclamò Sebastian sarcasticamente.
“Caporale Sebastian Muller! L'ho sentita!” esclamò Julia via radio.
“Dai su Sebastian! Non si dicono certe cose via radio e poi Julia non è pazza, li piace l'ambiente terrestre, a parte il freddo non posso darli torto... dico bene colonnello?” domandò Heiner alla comandante dell'unità.
“Affermativo e complimenti! Finalmente ti sei ricordato che voglio essere chiamata Julia... in quanto a te Sebastian se ti azzardi a parlare ancora ti mando a spazzare la neve per una settimana...” minacciò la ragazza.
“Umpfh... senso dell'umorismo zero” pensò Sebastian fermandosi davanti alla stazione di ispezione insieme a tutti gli altri mezzi.
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« Risposta #3 il: 09 Settembre 2007, 14:33:53 »

Ore 4.57 P.M...
“Tutti pronti si torna indietro!” urlò Julia dal 108, la nevicata si stava facendo più debole e la visibilità era aumentata di un centinaio di metri.
I mezzi proseguirono per una decina di chilometri quando...
“Comandante! Guardate a ore 12 a 1500m con il visore termico!” esclamò Darter.
“Fa vedere... ma cosa?”: Julia vide alcuni carri e una ruspa che stava scavando presso il èunto in cui passava l'oleodotto; “Tutti ai posti di combattimento! Due panzer classe T-72 a ore 12, 1500 metri! I camion restino fermi qui, tutti in assetto di combattimento” ordinò la ragazza via radio.
“Devo attaccarli?” domandò Heiner.
“Negativo, andremo all'assalto con questo carro così ne verificheremo le sue capacità, tu limitaci a coprirci le spalle ed il fianco destro verso la foresta!” “Hertzald, massima velocità dobbiamo piombare su di loro! Darter carica i proiettili MZ!”.
Il carro si mise in moto seguito a 100 metri dall'SP-03.
“Ci hanno individuato! Stanno per prendere la mira!” gridò Darter, il 108 era a meno di 1000 metri dai T-90, le condizioni climatiche obbligavano ad un confronto molto ravvicinato.
“Rateo di fuoco: 5 secondi! Spari due colpi contro il T-72 alla nostra sinistra!” ordinò Julia.
Il carro sparò come ordinatogli, il primo colpo manco il bersaglio passandogli sopra di mezzo metro, il secondo colpo colpì in pieno la torretta del T-90 (era un T-90 per la precisione evoluzione del T-72, questo spiega l'errore di identificazione di Julia) facendolo saltare in aria, nel frattempo l'altro T-90 sparò un missile controcarro 9M119 Svir in direzione dell'SP.
L'SP aspettò che il missile si avvicinasse e quindi scartò violentemente sulla sinistra.
“Il mio fisico non è adatto a reggere certe cose!” esclamò Heiner toccandosi il collo, aveva avuto una violenta fitta, ma sembrava che fosse ancora tutto a posto.
“Miri all'altro carro!” ordinò Julia a Darter: detto fatto, l'ultimo T-90 rimasto esplose colpito in pieno da due proiettili da 150.
I servienti della ruspa e alcuni guerriglieri si arresero appena videro avvicinarsi l'SP ed il 108.
“Sono caduti nella trappola” mormorò un guerrigliero che dalla foresta stava osservando la scena con il binocolo, il guerrigliero si mise in piedi e corse verso un telone, lo tolse, sotto di esso c'era un T-80UM dotato di corazza aggiuntiva ERA; questa azione venne imitata da altri guerriglieri che tolsero altri teloni, sotto quei teloni c'erano un altro T-80 e un paio di piccoli veicoli antropomorfi i DT-01.
“All'attacco!” gridò Evsey, il capo dei guerriglieri, ex comandante di un reggimento di carri della Federazione Russa e veterano della guerra in Cecenia.
I due carri ed i due DT uscirono dalla foresta a tutta velocità.
“Tracce di calore a ore 3!” urlò Darter.
“Presto accelera!” ordinò Julia.
Hertzald eseguì subito l'ordine e fu una fortuna perchè subito dopo cominciarono a piovere colpi di cannone sulle loro posizioni; anche l'Sp-03 si mise a muoversi velocemente.
“In attesa di ordini!” gridò Heiner via radio.
“Colpisci quei strani mezzi antropomorfi!” ordinò Julia “Noi ci occuperemo dei due carri!”.
Il 108 si mise immediatamente a sparare, ma i proiettili MZ si rivelarono inefficienti contro i la corazza frontale dei due T-80 che d'altronde non stavano di certo a guardare rispondendo anche essi al fuoco, ma il panzer 108 godeva di uno spunto altissimo e per gli artiglieri dei due carri era una impresa colpire quel carro degno di Speedy Gonzales.
“Comandante che facciamo?” domandò Darter, aveva provato a sparare altri due colpi MZ, ma uno non aveva colpito il bersaglio e l'altro non i fece niente, probabilmente anche per via della corazza ERA aggiuntiva.
“Carichi i KE”.
Intanto lo SP si era ritrovato sulla difensiva, i due piccoli mezzi contro il quale si doveva confrontare erano molto piccoli, ma pesantemente armati, la loro sagoma era inoltre molto bassa, inquadrarli era estremamente pericolo, inoltre avendo un vecchio SP-03 non poteva neanche esporsi più di tanto, anche i colpi da 30mm che sparavano quei piccoli mezzi potevano rilevarsi pericolosi, per non parlare poi dei loro missili controcarro, le uniche due armi che li davano poco fastidio di quei due strani mezzi erano le due mitragliatrici leggere PK modificate che imbracciavano.
“Li devo portare allo scoperto!” pensò Heiner, in effetti i due mezzi continuavano a ripararsi sfruttando ogni avvallamento, roccia e pure alberi, vanificando non poco l'azione del SP-03.
Nel frattempo il 108 era riuscito a mettere KO un T-80 grazie alle munizioni KE.
“Faccia fuoco!” ordinò Julia.
Il 108 fece fuoco e riuscì a colpire l'ultimo T-80 rimasto, anche l'SP-03 riuscì a portare allo scoperto i due piccoli mezzi antropomorfi riuscendo a distruggerne uno e a danneggiarne un altro, che venne abbandonato dal suo equipaggio.
I mezzi della colonna dell'unità di valutazione tecnica comunicarono via radio ciò che era successo alla base che subito inviò un paio di BF-2002 in ricognizione, nonostante il brutto tempo.
Alla fine della giornata Heiner compilò il rapporto sulle prestazioni del 108 e su cosa era successo, mise diverse parole di elogio (anche con toni leggermente esagerati) per l'operato del comandante Pichler, ma gli effetti di questo rapporto si ebbero due giorni più tardi... si, gli effetti.ù
Il giorno dopo sul bollettino delle operazioni ci fu un accenno all'operazione dell'unità, dove si sottolineava il fatto anche che fosse stato catturato un mezzo nemico fino ad allora sconosciuto.
Le SS, sotto la guida Cecilia Zabi stavano ambendo a rimpiazzare le forze armate regolari del Reich e molti rapporti delle unità regolari venivano letti dagli ufficiali delle SS, le unità ritenute più interessanti si faceva in modo che passassero sotto l'ala delle SS; sorte simile avvenne all'unità di valutazione tecnica della Pichler.
Tre documenti giunsero alla base di Baku il 3 febbraio, eccone alcuni estratti...

Da: Comando centrale delle SS
A margine del piano di riorganizzazione delle forze del Reich la vostra unità è stata spostata dalle forze della Wehrmacht a quelle delle SS, a causa della sovrabbondanza di unità di questo tipo nella Wehrmacht stessa e la mancanza di queste unità nelle SS.
Stante quindi l'ordine del giorno n°34 del Reichfhurer Ghiren Zabi, su proposta della comandante delle SS, Cecilia Zabi la 5a unità di valutazione tecnica, del colonnello Julia Pichler passa sotto il comando del centro ricerca e sviluppo delle SS...

Oggetto: Ordine del giorno n°42 del comando delle SS, in accordo con il comando centrale delle forze armate.
Al colonnello della ex 5a unità di valutazione tecnica, ora 1a unità di prove tecniche SS: Julia Pichler, su personale proposta della comandante delle SS Cecilia Zabi per il coraggio, la capacità di comando e l'intraprendenza dimostrata viene assegnata la croce di ferro di 2a classe e la promozione a colonnello capo.
Il 1° febbraio l'unità del colonnello Pichler, durante le prove di un nuovo mezzo, l'unità in questione ha un contatto con una unità di terroristi nemica, nonostante l'inesperienza sul nuovo mezzo e la presenza di un solo SP-03 a supporto, il colonnello decide di attaccare la formazione di carri nemici, durante l'attacco che il colonnello conduce in prima linea a bordo del nuovo mezzo compaiono mezzo di cui fino ad ora si sapeva poco, durante questa azione uno di questi mezzi viene catturato dall'unità in questione.
Una nota di merito ed una promozione a tenente vengono inoltre conferite al sottotenente Heiner Kluger per le capacità dimostrate alla guida del SP-03 in forza all'unità e per aver bloccato il mezzo nemico ora in nostre mani...

Oggetto: nuovi ordini da parte del comando delle SS
Il comando centrale delle SS ordina alla ex 5a unita di valutazione tecnica, ora 1a unità di prove tecniche SS di dirigersi verso l'aeroporto di Le Bourget per prendere in consegna un nuovo mezzo da testare e nuove apparecchiature, uomini e mezzi che saranno assegnati all'unità.
Un velivolo verrà a prelevarvi il giorno 5 febbraio, maggiori dettagli vi verranno fatti pervenire domani.
Il panzer 108 deve essere ceduto alla divisione di guarnigione a guardia a Baku: la 311a fanteria...


Julia lesse quei documenti tutti di un fiato, alla fine quasi non si resse in piedi, quella che era una unità secondaria ora si era trasformata in una unità di primaria importanza, la cosa particolare era che ciò avvenne grazie proprio a quelli che secondo lei l'avevano sempre disprezzata: le SS, che ora non solo li davano una croce di ferro di 2a classe, ma la promuovevano anche colonnello capo, il grado immediatamente prima a quello degli ufficiali generali (notare come i gradi delle SS si fossero tra l'altro uniformati a quelli che aveva applicato la Wehrmacht nel 1994, per semplificare i rapporti tra i membri le due forze)!
Certo non avevano promosso solo lei, ma anche molti altri militi dell'unità (un modo per ottenere approvazione?), ma il fatto che avessero promosso, anche e soprattutto lei l'aveva sconvolta.
“Sta bene?” domandò Heiner, quest'ultimo era da un lato felice, ma aveva molti dubbi su ciò che era accaduto.
“Si... si...” mormorò Julia.
“Si sta domandando perché l'hanno promossa? Vero? Perché proprio le SS?”.
“Si”.
“Credo che lo capiremo appena arriverà l'ispettore delle SS, dovrebbe arrivare tra poche ore”.
“Già, hai ragione...”
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« Risposta #4 il: 14 Settembre 2007, 20:34:35 »

4 febbraio, ore 11.30 A.M...
I membri dell'unità di valutazione erano tutti in fila davanti alla loro caserma, in attesa che arrivasse l'ispettore capo delle SS che sarebbe arrivato entro poco, ed infatti dopo alcuni minuti arrivò velocemente un fuoristrada con a bordo l'ispettore ed un suo aiutante.
“Sull'attenti” gridò Julia e subito dopo  Heiner aggiunse: “Onori all'ispettore capo delle SS, Herbert von Kuspen!”.
“Heil Zabi!” risposero i soldati dell'unità alzando il braccio destro.
“Heil Zabi!” rispose von Kuspen alzando stancamente la mano.
“Ora ad ognuno di voi consegnerò la fascia delle SS e farò firmare il relativo documento che prova che voi siete entrati in questo corpo” aggiunse von Kuspen facendo cenno al suo aiutante che si avvicinò con un grosso scatolone in mano.
Le cerimonie si svolsero abbastanza velocemente per quel che riguardava la truppa, ma per i due comandanti dell'unità: Heiner (per il lato tecnico) e Julia (per il lato operativo), le formalità erano un po' più lunghe come fece intuire l'ispettore capo.
“Le continuiamo davanti a qualche cosa di caldo?” suggerì Heiner.
“Volentieri, fuori non fa propriamente caldo” rispose l'ispettore, sembrava che avesse altro per la mente.
I due ufficiali accompagnarono l'ispettore in una piccola stanza che era stata allestita come ritrovo ufficiali.
“Effettivamente ci sono un po' di fogli che dovreste firmare” affermò l'ispettore entrando dentro la stanza.
I due ufficiali compilarono i vari fogli e poi cominciarono a discutere con von Kuspen sul funzionamento dell'organizzazione interna delle SS e varie altre faccende burocratiche a cui l'unità s sarebbe dovuta adeguare, ma tutti e tre in realtà aspettavano che un altro facesse la prima mossa per introdurre il discorso di cui volevano parlare: dopo qualche minuto fu Julia, con un pizzico di sfacciataggine, ad 'aprire le danze'.
“Bisogna dire che i dettami del Partito, purtroppo, non vengono più seguiti, come può ben vedere...” esclamò Julia tenendo una tazzina del caffè con la mano all'altezza del viso, facendo come per rimirarla.
Von Kuspen capì subito cosa intendeva la ragazza, bastava guardarla per capire cosa intendeva.
“Vede il Partito e le sue regole o dettami sono decise da persone, le persone col tempo cambiano e con loro cambiano anche le regole...” spiegò l'ispettore, un uomo di mezza età, non troppo vecchio per essere attaccato ai primi pionieri spaziali nazisti, non troppo giovane da avere visto al potere una sola persona.
“Resta il fatto che non seguiti...”.
“Ci vuole molto tempo per cambiare ciò a cui il popolo è stato abituato per decenni, noi che siamo persone intelligenti cerchiamo di portarci avanti con i tempi, tutto li...”.
Heiner aveva seguito la discussione, aveva compreso anche lui cosa sottintendessero quelle frasi di von Kuspen e non riuscì a trattenersi; “Alla fine molte di quelle leggi non sono servite che a farci male da soli, quante conoscenze sono andate perdute...” disse il ragazzo sottovoce, si riferiva ad alcuni tecnici che aveva conosciuto che pur avendo enormi capacità furono messi da parte in favore dei 'prediletti' del Partito.
“Lei sta parlando del suo campo, ma posso assicurarla che anche in altri campi ci siamo fatti male da soli, ma sotto l'illuminata guida di Cecilia Zabi potremo ambire ad altissimi traguardi” affermò von Kuspen, i suoi occhi si erano come illuminati, quei due ufficiali avevano già capito tutto, era del tutto inutile proseguire il discorso: “Vi lascio questo leggetelo. Ora vado a scaricare la mia valigia, se non le dispiace mi faccio aiutare da uno dei suoi uomini”.
“Nessun problema” affermò Julia salutando, imitata da Heiner, von Kuspen con il saluto nazista.
Ma nella testa di Julia continuava a passare un pensiero: “Saremo sul carro dei fedeli o su quello dei traditori, alla fine?” non stava pensando alla guerra, Julia pensava a cosa sarebbe successo se Cecilia alla fine avesse 'perso' nei confronti di suo fratello; se Cecilia perdeva per lei non ci sarebbe stata una seconda opportunità, la prima ed unica se l'era già giocata...
Ripensando a Cecilia Zabi alla ragazza venne in mente una foto in cui veniva ritratta la famiglia Zabi ad un ricevimento da loro organizzato, fu come un lampo, “Quella ragazza... era amica degli Zabi... Köhler si chiamava se non sbaglio...” mormorò la ufficiale.
“Come?” domandò Heiner.
“Niente, niente...”.
Julia si era ricordata di una foto comparsa alcuni mesi prima su un giornale in un trafiletto di approfondimento dopo la battaglia della Mecca, riconobbe quella ragazza come colei che l'aveva aggredita; nella foto era alla destra di Garma Zabi, alla sinistra di Garma Zabi c'era Ghiren, alla sinistra di quest'ultimo c'era Cecilia.
“Sicuramente è una donna pericolosa, si sta togliendo dai piedi coloro che potevano rischiare di soffiarli il potere” pensò Julia.
“Porca miseria! Julia guarda qua!” esclamò Heiner dimenticandosi ogni formalismo, aveva un volto degno di un bambino in un negozio di dolciumi.
“Fa vedere” ordinò Julia.
Nella cartella che aveva lasciato von Kuspen c'erano, oltre ad alcuni ordini, dei disegni tecnici di un grosso aereo.
“Credevo che fossero stati demoliti...” commentò Julia mentre con i suoi occhi leggeva veloce le informazioni che erano riportate nei vari documenti.
“Sarebbe stato un delitto, questa macchina è meravigliosa! Avevano tenuto un prototipo per diverse prove, ma ora guardi! Li hanno apportato una marea di modifiche e miglioramenti! Ma soprattutto saremo noi a testarlo!” disse Heiner esaltandosi.
“È pazzesco, questa macchina è mostruosa, secondo i dati qui riportati...”.
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« Risposta #5 il: 17 Settembre 2007, 17:51:42 »

5 febbraio, ore 21.15 P.M., base nazista di Baku pista n°4...
“Partiremo tra 5 minuti” gridò il pilota salendo sull'LT-50.
L'unità di valutazione tecnica, von Kuspen ed il suo assistente stavano salendo sull'aereo che li avrebbe portati all'aeroporto di Le Bourget.
Il volo sarebbe stato compiuto di notte per motivi di sicurezza e sarebbe stato piuttosto lungo, ma per lo meno il tempo stava migliorando su tutta l'Europa.
“Allora tenente Kluger cosa ne pensa della macchina che dovrete usare?” domandò von Kuspen.
“Eccezzionale... quante prove dovremo effettuare?”.
“Cinque o sei voli per conseguire l'abilitazione al pilotaggio di quella macchina e poi se non riscontreremo problemi compierete una missione operativa... state studiando il manuale di pilotaggio?”.
“Certamente, ma io potrò fare solo da copilota, non ho molta esperienza con gli aerei di grossa stazza, ho solo un po' di ore sui BF” spiegò Heiner.
“Allora colonnello Pichler, se non sbaglio lei ha al suo attivo diverse ore su aerei da trasporto come l'LT-50 e ha conseguito l'abilitazione al pilotaggio dei 'Gustav' cosa ne pensa di quella macchina?”.
“Non si sbaglia affatto, adesso non saprei, però, darle un giudizio. Come lei ben saprà avevo ottenuto quelle abilitazioni più di un anno fa, quando sembrava che lo Herr, da cui dipendevo, dovesse ottenere il controllo di alcuni velivoli...”.
“Capisco, allora farò in modo che riprenda un po' la mano... se la sente di pilotare?” domandò von Kuspen.
“Non mi dispiacerebbe...”.
“Allora chiederò al pilota di lasciarla ai comandi e di fare da copilota”.
Diverse ore dopo l'LT-50 era nei pressi di Le Bourget, il volo era stato tranquillo, il cielo era stato sereno per gran parte del viaggio e questo aveva reso possibile un'ottima illuminazione del terreno nonostante fosse notte.
“Vuole che compia io la manovra di atterraggio?” domandò il pilota a Julia.
“No, grazie ce la faccio da sola”.
L'aereo toccò terra delicatamente e dopo duecento metri azionò i freni rallentando fino quasi a fermarsi, giusto davanti al raccordo con la pista di rullaggio.
Una volta che l'aereo arrivò presso la piazzola di parcheggio l'aereo fu illuminato dai fari di una vicina postazione di controllo, un paio di militi delle forze di polizie del Reich (tra cui erano assoldati molta gente che abitava sulla terra) si avvicinarono al velivolo per chiedere i documenti, espletate le formalità i membri dell'unità tecnica poterono cominciare a scendere dall'aereo, un fuoristrada si avvicinò velocemente a von Kuspen e a Kluger che stavano discorrendo di alcuni dettagli organizzativi.
“Generale Siegwin Kerton!” esclamò von Kuspen mettendosi sull'attenti.
“In fila e sull'attenti!” urlò Heiner ai suoi uomini.
“Piacere di conoscerla, lei se non sbaglio è il famoso tenente Heiner Kluger, quel mezzo che ha catturato è molto interessante sa? Me ne parlava giusto ieri il comandante della neonata sezione ricerche tecniche e scientifiche delle SS. Ma mi dica! Il colonnello Julia Pichler?” chiese il minuto generale al ragazzo; Heiner non era di certo un armadio, era una persona dall'altezza nella norma ed era molto magra, di certo non possente, ma il confronto tra il generale e il ragazzo era impietoso nei confronti del primo.
Come se non bastasse il generale presentava anche una certa gobba e non aveva neanche cinquanta anni!
“Sta scaricando la sua roba, dovrebbe scendere a momenti”.
Ed infatti la ragazza scese dalla scaletta dell'aereo dopo pochi secondi, vedendo il generale pose per terra la sua valigia e si mise subito sull'attenti.
“Colonnello superiore Julia Pichler a rapporto!” esclamò Julia, ebbe un piccolo momento di esitazione nel dire il suo cognome, ma l'etichetta voleva che lo si dicesse.
“Sono il generale Siegwin Kerton comandante del settore delle operazioni speciali delle SS, felice di fare la sua conoscenza”.
“Il piacere è mio”.
“Credo che il buon von Kuspen vi abbia già messo al corrente della vostra missione, comunque ci terrei a darvi alcune informazioni personalmente, se lei e Kluger vorreste essere così gentili da seguirmi...”
“Certamente! Muller ti incarico del comando durante la nostra assenza!”.
“Ed ecco che i due piccioncini si tolgono dalle scatole e lasciano a me il comando” pensò Muller con un sadico sorriso appena accennato sulle labbra: il giorno prima aveva perso una scommessa con uno dei soldati dell'unità, ma la cosa non li era andata giù...
I due salirono sul fuoristrada insieme al generale che si diresse verso una palazzina dell'aeroporto, passarono dentro uno degli hangar esterni del museo che sorgeva sull'aeroporto, Heiner rimase a bocca aperta, finalmente ebbe l'opportunità di vedere diversi aerei che aveva visto solo riprodotti in disegni e attraverso alcune foto di scarsa qualità sui libri.
“Uao! Quelli se non sbaglio sono Concorde! Dico bene?” domandò Heiner passando sotto due aerei da trasporto dall'ala a delta.
“Dice benissimo, se vuole poi incaricherò uno dei miei occupanti di farle visitare l'aeroporto” “Sa? Qua ho stabilito una delle mie principali basi di comando, a volte sono qua, altre sono ad Alessandria d'Egitto, altre ancora sono a Honk Kong. Dipende, però cerco sempre di stabilirmi in un qualche posto che abbia anche qualche interesse culturale...” spiegò il generale passando davanti  ad un esemplare di Ariane, uno dei vettori spaziali costruiti in Europa. “Avrei voluto stabilirmi davanti al Louvre, ma purtroppo quegli stupidi che comandavano la Wehrmacht avevano voluto distruggere Parigi...  Cecilia Zabi lo dice sempre che sono degli stupidi, come darli torto? Distruggere Parigi non ci ha dato alcun serio vantaggio militare, sarebbe stato molto più interessante distruggere le più importanti basi americane in America, ma cosa vuole? Solo l'Europa, l'Asia e l'Africa, solo l'Europa e l'Asia e l'Africa continuavano a dire, se non fosse stato per loro ora avremmo conquistato almeno questi tre continenti, invece siamo ancora fermi all'Europa, dell'Asia e dell'Africa controlliamo veramente poco come sapete... ma eccoci arrivati...”.
I tre scesero dal fuoristrada ed entrarono in uno schelter costruito recentemente, ero lo schelter di comando del generale.
“Prego accomodatevi” disse Siegwin facendo entrare i due dentro al suo ufficio, “Allora cosa mi dite?”.
“Dire cosa?” domandò Julia.
“Immagino che siano stati giorni strani, dalla Wehrmacht alle SS, dal collaudo di obsoleti panzer al collaudo di avanzatissimi bombardieri intercontinentali supersonici... un bel passo no?” domandò Siegwin.
“Effettivamente sono stati giorni un po' strani come ha detto lei, ci sembra quasi che sia tutto finto...” ribatté Julia.
“No, non lo è!” interruppe Siegwin “Avete sete?”.
“Io no generale, grazie lo stesso” rispose Heiner.
“Capisco, diciamo che voi non amate tanto i convenevoli e simili... vi do ragione, anche se il mio aspetto può far pensare il contrario io sono stato un uomo di azione e i convenevoli non mi sono mai piaciuti, ma a parte ciò suppongo però che lo vogliate vedere... vero?”.
“Affermativo” rispose Julia.
“Allora lasciamo stare i convenevoli e andiamo a vedere questa macchina. è nell'hangar qui a fianco, comunque vi può sembrare strano che io affermi che non mi piacciono i convenevoli e poi dica che mi piace roba come la cultura che richiede tempo, passione e riflessione, ma che volete bisogna pur avere un equilibrio nella vita...” spiegò Siegwin uscendo dallo shelter.
“Ha perfettamente ragione” affermò Julia cercando di capire qual'era il vero potere di quello strano uomo che si trovava davanti, il nome di Siegwin Kerton era un nome conosciuto anche al di fuori delle SS, si sussurrava che fosse molto pericoloso  capace delle più oscure trame, ma al tempo stesso che fosse uno degli uomini di assoluta fiducia della Zabi.
“Su, allungate il passo, non avete neanche trent'anni e vi fate battere da un quasi cinquantenne come me? E poi è una questione di sicurezza! In queste zone ci sono molti cecchini dei terroristi che infestano queste zone, se vi muovete velocemente avete meno probabilità di essere colpiti...” spiegò il minuto generale avvicinandosi al portone dell'hangar.
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« Risposta #6 il: 19 Settembre 2007, 17:42:48 »

“Ehm... cecchini?” domandò Heiner preoccupato.
“Cecchini... ieri un soldato della base è stato ferito gravemente da un colpo sparato da uno di essi” raccontò Siegwin mostrando la carta d'identità alla guardia che stava davanti alla porta d'accesso dell'hangar.
I tre entrati dentro la struttura proseguirono lungo un breve corridoio, usciti da quel corridoio si ritrovarono davanti ad un grosso aereo dalla forma filante, ma allo stesso tempo semplice.
“Tenente Kluger, glielo si legge in faccia che vorrebbe raccontarci le caratteristiche tecniche di questa macchina... non faccia complimenti e spieghi anche ad un profano come me” ordinò il generale.
“VB-13 'Walküre' bombardiere tuttala intercontinentale, quattro motori tipo Minovsky, ali a profilo variabile, possibilità di inclinare la cabina, tre armi difensive automatiche a controllo remoto da 30mm, 50.000 Kg di bombe e missili trasportabili. Usabile anche nello spazio oltre che in ambiente atmosferico in cui dovrebbe essere capace di velocità tre volte superiore a quella del suono, unico neo: non può affrontare il rientro atmosferico. Inizialmente sviluppato come aereo anti-nave spaziale  e bombardiere atmosferico come risposta ai bombardieri trisonici in fase di sviluppo negli USA ne furono prodotti una decina di esemplari sul finire degli anni '70, il ritorno alle dottrine di prevalente concezione tattica nella Reich Luftwaffe però ne bloccò la produzione e gli esemplari prodotti, a parte uno, furono demoliti...” spiegò Heiner in estasi davanti a quella meraviglia tecnologica, da bambino aveva assistito con grande dispiacere alla demolizione di uno di questi aerei e ora invece lo poteva vedere di nuovo volare.
La decisione di ritornare ad una aviazione tattica aveva colto, negli anni '90 molti di sorpresa pure all'interno della stessa Reich Luftwaffe, c'era da obbiettare che i 'Gustav' erano di fatto bombardieri intercontinentali, ma presentavano caratteristiche a livello di velocità e traccia radar (la loro traccia radar poteva essere rilevata anche in un ambiente saturo di particelle Minovsky) che avrebbero reso estremamente pericoloso l'uso di queste piattaforme in missioni offensive, tanto più dato il loro costo e la loro importanza ai fini di eventuali operazioni di invasione (le 'Gustav' avevano limitate capacità di rientro atmosferico, eseguibile però solo con particolarissimi accorgimenti).
“Una macchina niente male” commentò il generale sogghignando.
“Efettivamente, ma mi scusi  a me è arrivato l'ordine che dovrebbe essere gente della mia unità a pilotare il velivolo e gli unici piloti dell'unità siamo io ed il tenente Kluger...” ma Julia venne interrotta dal generale.
“Stia tranquilla! Riuscirà a pilotarlo senza problemi, ovviamente prima della missione operativa potrà compiere tutti i voli d'addestramento che desidera. Senza contare che i tecnici in questi anni hanno continuato a lavorare sulla macchina rendendola più affidabile ed eliminando alcuni problemi nel pilotaggio che erano stati rivelati durante le simulazioni ed i test su Marte” “Comunque suppongo che ora abbiate piuttosto sonno quindi vi lascio andare a prendere il possesso delle caserma a voi assegnata, comunque spero che già oggi pomeriggio vogliate cominciare almeno le prove in pista della macchina...” si raccomandò il minuto generale.
“Sicuramente!” esclamò Julia.
I due ufficiali dell'unità di valutazione tecnica si accomiatarono dal generale e si diressero verso il punto in cui avevano lasciato il resto dell'unità.
“E così siamo in ballo...” mormorò Julia passando davanti ad un Mirage 4000 (prototipo di caccia pesante francese).
“Almeno ora non dovremo più valutare sensori e mezzi catturati...” disse Heiner.
“Forse era meglio rimanere a valutare vecchi e obsoleti mezzi nemici...” ribatté Julia sorridendo tristemente.
“Non capisco, prima non era felice di questa opportunità?”.
“Si, ma non so... sento che finirà male...”.
“In che senso?”.
“Sai chiaramente a cosa mi riferisco, non te lo mai detto, ma credo di non dovertelo spiegare...”.
“Magari io non l'ho capito...” insinuò Heiner.
“Ariana non pura...”.
“é solo quello il problema? A me sembra un non problema. Insomma alla fine l'apparato digerente ed il cervello ce lo abbiamo tutti, ti pare? Il colore dei capelli, degli occhi o della pelle può anche variare, ma il cervello, che è la cosa più importante, è sempre un cervello che sia in un bianco, in un nero o in un ebreo... anche se alcuni dicono diversamente io stupido stupido non lo sono ancora.  Oppure ti domandi perché da un giorno all'altro, dall'essere lasciata ai margini del Reich sei cominciata ad addentrartici?” domandò Heiner cogliendo di sorpresa Julia, era la prima volta che Heiner parlava del problema della 'purezza della razza' con tale apertura e con tali toni, probabilmente se ci fosse stato qualcuno nei paraggi per Heiner sarebbe stata la fine per lo meno della sua carriera, ma per loro fortuna non c'era nessuno nei paraggi.
Julia non rispose immediatamente, cosa ribattere? Heiner aveva ragione, perché sarebbe dovuta finire male? In fondo che centrava l'essere 'ariani non puri' con quel che poteva succedere in guerra o durante un test di un armamento?
“Hai ragione, nel tuo semplice ragionamento hai assolutamente ragione, ma purtroppo non molti la pensano come te” ribatté infine Julia.
“Beh, se cominci ad affrontare la situazione così negativamente lo credo che finirà male! Dai su! Se anche tu cominci ad essere negativa allora possiamo anche fare fagotto e ritornarcene nello spazio che tanto vale”.
“E il voi scomparve definitivamente dalle scene...” fece notare Julia.
“è colpa vostra, avete cominciato voi con il tu” ribatté Heiner indispettito, non li era mai piaciuto essere accusato di cose mai commesse, anche se si trattavano di stupidaggini o si stesse scherzando.
“E allora continuiamo con il tu, da un non stupido posso anche accettare di essere chiamata usando il tu” esclamò Julia prendendo scherzosamente in giro il tenente.
Nel frattempo presso il centro spaziale federale (ex-francese) di Kourou nella Guyana francese...
“E questi dovrebbero essere i famosi missili anti-Gustav di cui parlavano tanto? Ma non sono altro che dei caccia serie 100 con motore a razzo e con una grossa carica d'esplosivo posta dove c'era la cabina” esclamò il generale Verd Graliè all'ufficiale addetto alle armi antiaeree, un giovane ufficiale appena inviato dal nord-America, mentre osservavano  diversi militari e civili scaricare alcune fusoliere e pezzi per delle rampe di lancio da alcuni grossi tir.
“Appunto! Vede i missili AA data la loro scarsa potenza esplosiva fanno poco ai 'Gustav' allora ci siamo detti: perché non li lanciamo contro degli aerei? Allora non abbiamo dovuto far altro che cominciare a togliere dalla naftalina e dai musei alcuni di questi vecchi caccia, modificarli e le dirò che è stato un lavoro stranamente semplice e dotarli di sistemi di guida a distanza...”.
“Sarà... ma preferivo se mi avessero consegnato una batteria di Patriot, anche vecchio modello, non ho grandi pretese...” disse il generale sconsolato, non li piacevano quelle armi da disperati.
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« Risposta #7 il: 23 Settembre 2007, 18:18:30 »

12 febbraio, ore 3.48 P.M...
Nel cielo sopra la Manica il Vb-13 stava effettuando le ultime prove operative prima di affrontare la missione operativa schedulata per il 14.
“Ok, questo sarà il nostro ultimo test prima della missioni operativa” esclamò Julia richiamando l'attenzione dell'equipaggio, “Riepiloghiamo... Heiner co-pilota e addetto alla rotta, Darter 1° artigliere, Sebastian 2° artigliere, Helga 3° artigliere, Lutz addetto ai sistemi di puntamento. Tutto chiaro?”.
“Signora si!” rispose l'equipaggio in coro.
“Perfetto, ora dovremo simulare una incursione a bassa quota sul territorio nemico, il 9° gruppo caccia farà da avversario”.
Il VB-13 scese di quota, fino a 20 metri dal suolo, Julia spinse i motori al 95%; a basse quote la maggior resistenza aerodinamica rendeva arduo superare la barriera del suono, ma così non era per il VB-13 che ad una altezza di 200m, nei test dei giorni precedenti, aveva dimostrato di saper tenere una velocità di M 1.4 in modo continuato e con motori all'80%.
I caccia nazisti del 9° Gruppo decollarono dagli aeroporti londinesi per intercettare il VB-13, pochi minuti dopo il VB-13 entrò nel campo di visuale dei BF-2002, ma era troppo veloce perchè i caccia riuscissero a starli dietro, inoltre alcuni missili sparati 'virtualmente' dai BF-2002 non andarono a segno a causa delle interferenze e dei flares che lanciò il VB-13: la missione per l'unità di Julia si risolse in un completo successo, il VB-13 riuscì a portarsi sopra il poligono di tiro senza avere subito colpo e l'80% delle bombe sganciate andò a segno.

13 febbraio, ore 10.20 A.M...
L'equipaggio dell'unità di Julia si era radunato in una piccola stanza della torre di controllo dell'aeroporto di Le Bourget.
“Abbiamo finito di compilarvi il piano di volo, in questa cartella troverete tutti i dati riguardanti venti, posizione delle forze nemiche e amiche, obiettivi, ect...” spiegò un ufficiale della sezione operazioni speciali delle SS; “Comunque ora vi illustro brevemente il piano... come potete vedere sulla mappa i vostri principali waypoint, sia di andata che di ritorno saranno le isole Canarie e Capo Verde, da li vi dirigerete verso il centro spaziale federale nella Guyana francese, il vostro obiettivo è distruggere questo...”  disse l'ufficiale proiettando una diapositiva.
“I nostri analisti e tecnici hanno analizzato a lungo quel satellite da queste immagini satellitari e sono arrivati alla conclusione che si tratti di un satellite mina, capace di dirigersi autonomamente verso i propri obiettivi; come potete vedere questa immagine è stata ripresa trenta giorni fa presso il centro di ricerche aerospaziale in Brasile, abbiamo seguito il tragitto compiuto dai camion che lo hanno trasportato e ci hanno condotto fino al centro spaziale di Kourou.
Pochi giorni fa un sottomarino in ricognizione presso quelle zone ci ha confermato che nella base c'è un grande fermento e l'altro ieri ci hanno comunicato che è in procinto di essere lanciato un missile spaziale.
La vostra missione, come sapete, doveva consistere nell'attaccare delle fabbriche nel Nevada in cui avevamo individuato dei movimenti sospetti, ma a seguito di queste informazioni la nostra sezione è stata incaricata di distruggere quel satellite... qualche domanda?”.
“Nessuna, grazie” esclamò Julia alzandosi in piedi e facendo il saluto militare.

14 febbraio, ore  9 P.M. ad un'ora di volo da Kourou...
“Punto n°12 passato, abbassarsi a 40 metri”.
“Altitudine confermata, assetto confermato, velocità M 1.3” rispose Julia, “Il pilota automatico funziona che è una meraviglia”.
“ Perfetto, punto di sgancio bombe 60 minuti; Lutz cominci le operazioni di preparazione allo sgancio!” comunicò Heiner sul canale di comunicazione interna del VB-13.
IL VB-13 lasciava dietro se la scia sull'acqua tanto volava basso.
VB-13: doveva essere il contraltare dell'XB-70 americano e come quello portava lo stesso nomignolo, doveva essere prodotto in serie, ma finì per fare una simile a quella del suo contraltare americano.
Alla base del suo fallimento, non ci fu solo un cambio di strategia all'interno della Reich Luftwaffe, ma ci furono anche considerazioni economiche: il Reich non poteva supportare la costruzione contemporanea dei 'Gustav' e dei VB-13 ed i VB-13 al contrario degli LT-1 'Gustav' non erano indispensabili.
Frattanto presso il centro spaziale di Kourou fervevano i preparativi per portare in condizioni operative i 'nuovi missili'.
“Abbiamo già pronti tre 104 ed un 106” comunicò l'ufficiale incaricato del controllo delle armi anti-aeree della base.
“E i pezzi d'artiglieria anti-aerea che avevo richiesto? Se ci attaccano ora cosa posso fare con quel paio di M-113 dotati di gatling antiaerei?” domandò il generale Graliè.
“Presto ci invieranno altro materiale, però se la può interessare la locale 3a Compagnia AA del 468° Battaglione ha appena messo in linea un laser di 'accecamento' ”.
“Avrei sperato in un laser vero, in un'arma... come si chiamano? Beam, dico bene?”.
“Esatto, comunque installeranno quel laser su un rilievo a qualche chilometro da qui per aiutarci”.
Cinquanta minuti dopo il VB-13 era ormai in vista della base.
“Profilo di bombardamento, basso-medio-basso” comunicò Julia.
“Non sarebbe meglio portarci ad alta quota e lanciare le bombe sulla distanza?” ribatté Heiner.
“Negativo, verremmo intercettati dai radar; Lutz poni un ritardo di esplosione alle spolette delle bombe di trenta secondi in modo che ci dia il tempo di allontanarci!”.
“Affermativo” rispose Lutz sul canale di comunicazione interna, il povero Lutz si trovava in una specie di 'sgabuzzino', davanti al compartimento delle armi, isolato dal resto dell'equipaggio; per sua fortuna tutti i membri dell'equipaggio erano dotati di sistema di espulsione dall'aereo, se mai fossero stati colpiti avrebbe avuto ancora qualche possibilità di raccontarlo.
“Allarme! Allarme! Individuato grossa traccia radar in avvicinamento da nord-est! Si muove a velocità superiori a quella del suono, tra tre minuti sarà qui!” urlò l'addetto del radar mobile di difesa aerea di Kourou.
Immediatamente la sirena anti-aerea cominciò a risuonare e tutti i militari corsero verso le loro postazioni, immediatamente tutte le artiglierie contra-aeree si attivarono pronte ad accogliere il nemico.
Il VB-13 aprì il portello del vano bombe, l'obiettivo del bombardiere era il missile classe Ariane che era stato portato presso la piazzola di lancio.
“Correggere la rotta di due gradi a dritta!” ordinò Lutz.
“Rotta corretta!” rispose Julia.
“10 secondi al lancio!”.
“Attenzione due grosse tracce di calore a ore 10!” informò Helga.
“Dannazione!” urlò Julia infuriata lanciando i flares ed i chaff.
“Non accennano a cambiare rotta! Puntano su di noi!” urlò Helga terrorizzata.
“Fuoco con tutte le armi!”.
“3 secondi al lancio, 2... 1...” urlò Lutz, il VB-13 salì di colpo di diversi metri, le bombe sibilando andarono a colpire con precisione la piazzola di lancio del missile Ariane.
Il VB-13 si alleggerì giusto in tempo per evitare i due 'missili' lanciati contro di esso grazie ad una ardita manovra evasiva.
“Sono due caccia!” esclamò Darter spaventato vedendoli tornare indietro; ma uno dei due caccia esplose in volo (a causa di un guasto meccanico).
Le armi da 30 mm del VB-13 concentrarono tutto il loro fuoco sul caccia rimasto abbattendolo.
“Il missile è stato abbattuto!” urlò Darter, in quello stesso momento le bombe sganciate dal VB-13 esplosero.
Julia alzò la visiera per asciugarsi il sudore essendo senza scorta sarebbero potuti essere un facile bersaglio per i caccia federali che avevano mostrato di possedere missili AA assai superiori a quelli dei BF-2002.
L'esplosione fu immane, il propellente del missile Ariane aiutò la deflagrazione, l'intera base di Kourou tremò come se ci fosse un terremoto.
Il VB-13 intanto stava cominciando a virare per uscire dalla Guyana francese quando un lampo accecò i membri dell'equipaggio che con i loro occhi stavano guardando davanti al loro tragitto: era il laser della 3a compagnia che era stato attivato.
Avendo la visiera (capace di neutralizzare quel tipo di minaccia) la cecità durò solo pochi secondi (fu come guardare direttamente il sole con gli occhi), ma così non fu Julia che la visiera se l'era tolta.
“Non ci vedo” mormorò Julia sbiancando.
“é solo un effetto temporaneo, adesso la vista dovrebbe tornare” spiegò Heiner prendendo i comandi.
“Non torna” mormorò Julia sempre più spaventata dopo mezzo minuto: il laser era stato impostato dai soldati della 3a compagnia su potenze maggiori a quelle consentite (cosa che spiega il motivo per cui anche a quelli che avevano la visiera ebbero alcuni secondi in cui si sentirono come accecare) e per di più Julia stava guardando direttamente quella postazione pensando che potesse essere una postazione AA.
Intanto il VB-13 stava sorvolando la costa della Guyana francese, ora il volo prevedeva di compiere una virata di 60 gradi a sinistra per tornare verso le Canarie.
Julia era disperata, continuava a fregarsi gli occhi, quasi se li schiacciava.
“Julia smetti di toccarti gli occhi! Così rischi davvero di perdere la vista!” urlò Heiner, anche lui era spaventato da quella situazione.
Intanto una formazione di SU-30 era decollata da un aeroporto li vicino ed era in stand-by sul mare aperto.
“Devono passare per di qua sicuramente” mormorò il capo formazione.
Ed ebbe ragione, dopo pochi minuti sullo schermo radar dei SU-30 comparve il velivolo in rapido avvicinamento.
Decine di missili partirono all'indirizzo del bombardiere, i piloti dei caccia federali sapevano che se il bombardiere nazista fosse riuscito a passare la loro formazione l'avrebbero perso.
Il VB-13 lanciò tutti i flares ed i chaff disponibili, oltre che ad aumentare l'emissione di particelle Minovsky, ma fu inutile.
Heiner tentò anche un paio di manovre evasive, ma tre missili colpirono il gruppo motori ed un altro colpì l'ala: l'aereo rischiava di esplodere da un momento all'altro.
“Eiezione!” ordinò Heiner.
Immediatamente tutti i membri dell'equipaggio si eiettarono dal bombardiere.
Il bombardiere proseguì il suo volo ancora per un minuto, ormai era fuori dalla vista di Heiner, quando in lontananza ci fu una enorme esplosione: erano i reattori del VB-13 che erano esplosi.
Tutto l'equipaggio arrivò in acqua sano e salvo, con i giubbotti salvagenti aperti, lentamente Heiner (trascinando Julia che continuava a non vedere), Darter, Sebastian, Helga e Lutz si radunarono in un unico gruppo in attesa di soccorsi: doveva esserci un U-boat nelle vicinanze.
“Heiner! Dove sei!” si mise ad urlare Julia in preda alla disperazione non sentendo più l'ufficiale, il solo pensiero di rimanere da sola in mezzo a quell'oceano, senza neanche poter vedere la faceva morire di paura.
“Sono qui! Resisti! Fra poco verranno a recuperarci vedrai!”.
Ed in effetti arrivò un mezzo a recuperarli, ma era un elicottero federale...

2 marzo 2016, Washington D.C., Pentagono, anti camera dell'ufficio del comandante supremo delle forze federali: generale Revil...
Julia era seduta su una sedia, erano passati diversi giorni da quando era stata abbattuta, ma la vista ancora non li era tornata.
Era stata visitata da diversi medici federali, ma ognuno diceva una cosa diversa, ormai aveva perso le speranze e si era rassegnata al suo destino.
“Vedrà... Revil è una brava persona, è probabile che la farà visitare da un buon oculista” spiegò il soldato di origini tedesche alla ragazza per rincuorarla.
“E perché mai un ebreo ci dovrebbe aiutare? Appena vedrà la nostra divisa ci sputerà addosso” mormorò Heiner, “In fondo siamo al servizio del diavolo” aggiunse tristemente ironico, in quei giorni di prigionia aveva potuto sentire e capire molte cose ed era riuscito a farsi una idea generale di come fossero visti dai federali.
La porta dell'anticamera si aprì, il soldato federale si mise in piedi facendo un perfetto saluto militare: entrò la moglie di Revil.
“Signora!” esclamò il soldato.
“Riposo! Non sono mica io Revil!” ribatté la donna sorridendo, “Chi sono?” domandò guardando curiosa i due ufficiali nemici.
“I due ufficiali del bombardiere che abbiamo abbattuto un paio di settimane fa”.
Ma la curiosità della moglie di Revil venne attirata da Julia, infatti quest'ultima si guardava intorno con occhi vuoti e persi nel nulla alla ricerca da dove arrivasse quella voce.
“è cieca?” domandò stupita la donna indicando Julia.
“è stata accecata da uno dei nostri sistemi AA non letali” spiegò il soldato.
“Ma l'effetto di queste armi non dura solo pochi secondi o minuti? Almeno così mi aveva detto mio marito...”.
“Si, ma ci sono stati dei problemi, probabilmente era stato settato ad una potenza troppo elevata”.
“Inaccettabile" ribatté la moglie di Revil, "ne parlerò con mio marito” e detto ciò entro dentro l'ufficio del generale.
“Sai Heiner? Mi sa che ci saremmo dovuti rifiutare di dire addio a Baku quel giorno, tra l'altro mi piaceva come posto” mormorò Julia.
“A me non piaceva per niente, comunque noi che ci potevamo fare? Eravamo solo le ultime ruote del carro. Ti dicono: vai nella Wehrmacht! E ci vai, ti dicono vai nelle SS! E ci devi andare, ti dicono vai a pulire le fogne delle colonie! E ci vai, non è che avessimo tante scelte anche visto i nostri comportamenti non sempre consoni a quello insegnatoci”.
“Se mi permette, vorrei dire una cosa. Ma sparare agli Zabi voi lassu non ci avete mai pensato?” si intromise il soldato.
“Fatto un fhurer se ne fa un altro” ribattè Heiner.
“E magari ancora più terribile, almeno tra gli Zabi qualche buon elemento c'è, come Cecilia” aggiunse Julia.
“La comandante delle SS?” esclamò il soldato.
“Guardami... secondo te io vado bene per i canoni del partito? Eppure sono nelle SS, con un buon grado ed un buon ruolo... ma sarebbe troppo lungo spiegare...” disse Julia mettendosi una mano sulla faccia, la vista non li sarebbe più tornata, era inutile continuare a sperare.
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« Risposta #8 il: 11 Maggio 2008, 21:58:17 »

Fatta una V2 di AWB, oltre a correggere la solita marea di errori ho apportato diverse modifiche e aggiunte (ho cercato di approfondire alcuni aspetti tra cui quello tecnico, soprattutto del 108) tra cui diverse immagini per rendere un po' più vivace il tutto.

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« Risposta #9 il: 06 Novembre 2008, 22:05:36 »

Primo degli aggiornamenti del materiale vecchio al nuovo standard.

Aggiornato Auf Whiedersen Baku allo standard Heavy Battle Armor Minuteman, presenti alcune piccole modifiche nel racconto, in particolare per quel che riguarda il DT-01 ed il Panzer 108 ora molto più convenzionale.

Inoltre oltre al racconto sono presenti le schede del DT-01, del Panzer-108 e del VB-13, buona lettura!

http://www.megaupload.com/?d=QFM0YBT4
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