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Autore Topic: "MOBILE SUIT GUNDAM - L'Isola di Kukuruz Doan", la mia recensione.  (Letto 369 volte)
rBihtg
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« il: 14 Giugno 2022, 08:33:05 »

Dunque, già che ci sono, scrivo anche io la mia su "Cucuruz Doan's Island".
Ci troviamo sicuramente davanti a un'opera dal potenziale nostalgico rilevante e voluto, quindi ben difficilmente trascurabile, nel doverne valutare pregi e difetti. Facile anche aspettarsi qualche intolleranza da una parte di quelli che sono entrati in contatto con Gundam tramite le varie AU, quindi meno legati ma anche meno oggettivi nel riconoscere l'importanza del capostipite, del quale questo film cerca d'essere una tardiva celebrazione (oltre che un ovvio tentativo di mungere la mucca YAS senza indispettire il toro Tomino).

Salto a pié pari la trama, ma spendo qualche parola sul setting. Ci troviamo indiscutibilmente nell'ORIGIN-verse, quindi la continuity è quella del manga di YAS, non quella della serie tv o dell'ulteriore e diverso canone cinematografico. Quindi siamo nel post-Jaburo e pre-Odessa, abbiamo un Amuro appena dichiarato newtype e più confuso e apatico che mai, una Sayla che gli mostra una qualche considerazione (ma nulla di più, dopotutto non succede nulla tra loro nemmeno nel manga), un Bright disilluso perchè ha già scoperto di essere stato per mesi un diversivo della Federazione, Sleggar ha sostituito il tragicamente scomparso Ryu, eccetera. In tutto questo, un Kai fuori dal personaggio il quale, pur irriso e reso macchietta nel manga THE ORIGIN, era a questo punto della narrazione ancora un cinico disilluso e poco incline a qualsivoglia iniziativa o buona volontà. Qui, invece, è decisamente più incline all'obbedienza, cedendo una piccola parte della sua personalità iconoclasta a Sleggar, e silenziandone il rimanente. Il che è un peccato, perchè qualcuno che adombri che Amuro non sia stato catturato, ma piuttosto abbia disertato, servirebbe. E una piccola parentesi sull'argomento da parte di Bright certo non basta.

Il film è permeato da una filosofia new age a tratti esagerata, al punto che lo spettatore deve costringersi a domandarsi se Doan, oltre che proteggere, non stia anche plagiando i piccoli orfani da lui stesso resi tali (toccante la scena in cui Doan, sentendo uno dei più giovani e "danneggiati" tra i suoi protetti che piange, ricorda di averlo visto piangere per la prima volta dopo avergli massacrato la madre). Una chiave di lettura interessante che traspare solo in due occasioni attraverso lo sguardo attonito di Amuro. Peccato, specie perchè nell'episodio originale questso sottotesto veniva affrontato un po' più apertamente.

Lo stesso Doan non manca di ombre poco definite dalla sceneggiatura: è propenso a distruggere chiunque si presenti sull'Isola, sia le forze federali che la squadra originariamente lasciata indietro da Zeon per controllare l'isola e i suoi terribili segreti (non male Marcos che, nuotando tra i relitti dei GM nascosti nel fondale marino da Doan, vi trova a sorpresa anche degli Zaku), senza alcun beneficio del dubbio, nonchè capace di ingannare i suoi ragazzi mentendo sulla mancanza di energia elettrica (senza che venga davvero spiegato il perchè) o sulla vera natura delle strutture militari lì nascoste. Va anche detto che la scelta di quella precisa isola da parte di Doan non è certo saggia, a meno di non aver voluto unire l'utile (nascondervi i bambini) al dilettevole (perseguire la sua agenta segreta). Coi dovuti distinguo, Doan e Amuro mi hanno ricordato a tratti Kurtz e Willard di "Apocalypse Now".

Buona parte del film verte sugli insegnamenti di Doan, didascalici e un po' stucchevoli, ma con un retrogusto Miyazakiano del quale Tomino non potrà non provare una certa invidia, conoscendolo. Le scene d'azione, molto ben coreografate, sono a tratti affrettate e un po' discutibili (perchè mai Doan uccide QUEL membro della Southern Cross?! Perchè Amuro fa fuori quell'altro membro in quel modo?!). Tuttavia, esse sono racchiuse nel primo e terzo atto a far cornice ad una storia che vorrebbe trasmettere anche altro... ma resta il fatto che vedere l'RX-78 sollevarsi e combattere genera un fomento che lascia poco spazio ad altro.

Infine le gag, non tutte divertenti come vorrebbero essere, non tutte presentate al momento giusto della storia e soprattutto non tutte azzeccate (abbiamo la riproposizione dello scontro tra Ramba Ral e Lucifero di THE ORIGIN 1 messo in scena dalla capra Blanca contro Kai e Hayato, ma anche un'inedita sequela di sexual harassments da parte di Sleggar ai danni di Sayla che sembrano più un patetico tentativo di riconoscerle del sex appeal in ritardo di 40 anni, che non un genuino tentativo di far ridere), ma qualcuna centra il bersaglio e fa davvero, davvero ridere.

La regia è sul livello dell'OVA THE ORIGIN, forse un pelo meglio, mentre molto meglio è l'integrazione tra modelli 3D e animazione tradizionale (anche se non ancora perfetta). Alcune musiche sono molto azzeccate, ma nulla di indimenticabile.
Una promessa fatta da Sunrise si rivelerà tuttavia una bugia e farà storcere il naso a molti.

Tirando le somme, Cucuruz Doan's Island è un tentativo riuscitissimo di "testare" il potenziale di un remake della serie originale con questo nuovo formato, a patto però di farlo, la prossima volta, avendo qualcosa di più corposo dal punto di vista narrativo da raccontare. Rifare altri episodi "riempitivi" così (mi viene in mente il bellissimo "fermati, tempo", proposto con una narrativa quasi in tempo reale, nel 1979), affosserebbe questo format.
Visto il successo ottenuto in sala, spero piuttosto in un adattamento dell'inedita battaglia a Gibilterra, con lo scontro finale tra il Gundam e un certo Zaku rosso...
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« Risposta #1 il: 14 Giugno 2022, 10:44:29 »

Grazie Bright, ma: dove l'hai visto?
Immaginavo un'opera non completamente organica, almeno sui nostri canoni (l'eccesso New Age e i gatti mannari), ma credo che sia molto più nelle corde giapponesi mischiare registri molto distanti. Nel noh ci sono intermezzi comici...
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« Risposta #2 il: 14 Giugno 2022, 14:59:16 »

Grazie Bright, ma: dove l'hai visto?
Immaginavo un'opera non completamente organica, almeno sui nostri canoni (l'eccesso New Age e i gatti mannari), ma credo che sia molto più nelle corde giapponesi mischiare registri molto distanti. Nel noh ci sono intermezzi comici...

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« Risposta #3 il: 13 Agosto 2022, 20:51:46 »

ma da noi non l'ha subbato nessuno? (do per scontato che non esca doppiato)
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« Risposta #4 il: 17 Agosto 2022, 22:58:07 »

ma da noi non l'ha subbato nessuno? (do per scontato che non esca doppiato)
io per me.
Pare sia in mano a Netflix e uscirà a fine anno.
Ma si trova subbiato in inglese.
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