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ST03X - Stalingrad

Unità mobile fizionale presente nel metaverso “Ashes of the War” dell'Ultimate Universe.

Apparizioni: MSG:Ashes of the War - Gato's Revenge - die weiße Königin

Mobile Suit delle Guerre Coloniali (2015 - 2045 AD)

Scheda Storica

All’inizio degli anni ’70, l’esplorazione spaziale convinse l’Armata Rossa dell’effettiva minaccia rappresentata dalla crescente potenza militare del Reich. Grazie ad immagini captate dalle sonde sovietiche, così come ad informazioni rubate alla NASA, l’Armata Rossa identificò la necessità di sviluppare unità da combattimento analoghe ai MS, o comunque in grado di affrontarli in un eventuale conflitto. Fra il 1975 ed il 1985, vennero vagliati una serie di progetti, comprendenti armamenti portatili per la fanteria (tra i quali il celeberrimo RGM-007 Skorpion, ampiamente utilizzato durante il Primo Conflitto Coloniale e soprannominato “Iron Fist”, in quanto il suo impattare sui mobile suit era simile a quello determinato da un vero e proprio “pugno d’acciaio”) e modifiche agli armamenti per i carri armati e gli elicotteri.

La cosiddetta “Commissione Andropov”, così chiamata per via del proprio presidente, futuro segretario del Partito Comunista, ed all’epoca esponente di spicco del KGB, concluse tuttavia che “soltanto un bogatyr (ndR: nickname ufficiale dell’Armata Rossa per i MS) può combattere efficacemente un altro bogatyr”. Per questo motivo, venne attivato il cosiddetto progetto Schit’ (Scudo, in russo) destinato alla costruzione di un vero e proprio “mobile suit sovietico”.

Il progetto Schit’ si scontrò immediatamente con limiti tecnologici difficilmente superabili con la tecnologia disponibile negli anni ’70 ed ’80, per altro complicati dalla difficile congiuntura economica chiamata “stagnazione brezneviana” nella quale l’URSS era piombata con la fine degli anni ’70 e le spaventose spese militari intraprese per contrastare lo Scudo Stellare americano (del resto, intrapreso piuttosto per contrastare un’eventuale invasione del Reich che per la giustificazione ufficiale di proteggere il territorio americano da un improbabile attacco nucleare sovietico).

Il primo prototipo, l’ST-01 “Grozny” fu completato nel 1986, rivelandosi immediatamente un vero e proprio fallimento. Senza i propulsori Minowsky, senza la lega di Gundarium, con un sistema di controllo informatizzato molto primitivo, l’ST-01 risultava eccessivamente lento, pesante, goffo. Del tutto inadatto per qualsiasi tipo di impiego bellico.

Nonostante l’insuccesso, il governo sovietico decise di sostenere gli investimenti che avrebbero portato, nel corso del biennio successivo, all’ST-02 “Zjukov”, un modello pienamente operativo. Lo Zjukov presentava tutte le caratteristiche poi conservate nei modelli seguenti, ed in particolare nell’ST03X “Stalingrad”, il cosiddetto “Soviet Gundam”. Le differenze nei confronti del progetto americano erano enormi, con alcuni elementi di particolare originalità che verranno conservati e trasferiti alle unità federali successive al modello RX78b Gundam.

Diversamente dall’RX78b Gundam, l’aspetto antropomorfo dell’ST02 era conservato solo grossolanamente. In particolare, al posto delle mani erano presenti due più rozze pinze idrauliche che, nella serie ß potranno essere elettrificate. La testa era più saldamente incassata all’interno del corpo macchina, risultando sostanzialmente un supporto corazzato per le telecamere di servizio. Ulteriore differenza dal modello americano, l’ST02 presentava quattro telecamere anteriori, in grado di operare sia nella scala del visibile, che nell’infrarosso e dell’ultravioletto, così come in modalità di visione notturna. Rispettando i dettami della commissione, l’ST02 disponeva di un’architettura costruttiva modulare, con hard points localizzati sugli arti superiori, inferiori, sulle spalle e sul tronco. In pratica, ciò rendeva rapidamente sostituibile ogni elemento dell’unità, permettendo inoltre di installare e rimaneggiare l’armamento applicato. Elemento che si rivelerà particolarmente decisivo durante la Guerra.

Ulteriore aspetto peculiare dell’ST02 era la presenza di un sistema sussidiario di locomozione del tutto originale, con cingoli localizzati negli arti inferiori - effettivamente oversize (da cui il nome NATO Bigfoot, piedone), che, quando impiegati, permettevano all’unità di raggiungere e superare i 60km/h anche su terreni particolarmente accidentati. Rispettando i dettami della commissione, lo Zjukov era costruito nell’ottica di poter sviluppare il massimo volume di fuoco possibile, potendo installare tutte le armi convenzionali a disposizione delle forze del Patto di Varsavia.

Data la mole di armi installate, fu decisa la soluzione a doppio pilota, con un navigatore ed un cannoniere. Anche per questo motivo, mentre la NATO considerava i MS alla stregua di evoluzione dei caccia-bombardieri, riservando a tale programma i migliori piloti d’aereo, il Patto di Varsavia li considerava step successivo nello sviluppo dei carri armati. D’altro canto, il sistema a doppio pilota permise all’Armata Rossa di aggirare i limiti del sistema di controllo con i quali la NATO stava drammaticamente scontrandosi.

Lo Zjukov piacque tanto alle forze militare russe, da spingere queste ultime a domandarne l’immediato impiego in Afghanistan, all’epoca ancora occupato dall’Armata Rossa. Tuttavia, dati il deciso taglio imposto alle spese militari dalla Perestrojka di Gorbaciov, il ritiro dall’Afghanistan, la dissoluzione del Patto di Varsavia e della stessa Unione Sovietica, il progetto Schit’ fu sospeso “sine die”. Si venne a creare la paradossale situazione di una Russia che disponeva di un proprio MS effettivamente funzionante, e di cui poteva essere intrapresa immediatamente la produzione di serie, ma che non era in grado di iniziarla - a fronte della NATO che riservava energie e fondi spaventosi al medesimo progetto senza venirne a capo.

Dati gli accordi di Singapore, la conseguente alleanza militare fra Russia e Cina, e grazie alla più positiva congiuntura economica, il progetto Schit’ fu infine riattivato nel corso del 2007. Lo Zjukov fu impiegato come piattaforma di base per il modello successivo, l’ST03X. Molto simile all’ST02, il “Mischa” (come fu inizialmente chiamato), era leggermente più grande ma anche più leggero (19,5 m di altezza per 55t contro i 18,5 m per 62t del modello precedente), surclassandolo a livello di prestazioni sotto ogni dettaglio. Inoltre, grazie all’avanzamento della tecnologia delle cosiddette “fuel-cells”, l’ST03X fu dotato di un nuovo sistema di alimentazione completamente elettrico, con autonomia superiore alle 3h a pieno regime operativo, e tempi di ricarica inferiori ai 30min - pur essendo comunque possibile, in corso di combattimento, provvedere alla ricarica semplicemente rimpiazzando il blocco delle batterie. Possibilità determinata dalla tipologia costruttiva dell’unità.

Fra i sistemi d’arma installabili, particolarmente celebre era il cosiddetto “OPTERON”, un sistema LASER ad altissima energia, in grado di tagliare anche gli acciai speciali dei carri armati, le cui spaventose richieste energetiche erano sopperite da un sistema di batterie supplementari installate sul backpack grazie agli hard-points dedicati. Infine, nella prospettiva di vendere il proprio mobile suit (eventualmente depotenziato) anche a paesi terzi, gli alloggiamenti e gli hard points furono ulteriormente modificati in modo da poter impiegare anche armi secondo standard NATO.

Nel 2015, l’ST03X era definitivamente pronto. Il presidente Kamarov aveva quindi deciso di togliere il vincolo di segreto militare al progetto Schit’, cosa che ne avrebbe permesso la costruzione di massa: nell’Aprile di quell’anno era già previsto di portare alcuni prototipi al prossimo salone di Le Bourget, quando l’Operazione Klausewitz sconvolse ogni piano. Dopo il disastroso attacco alla Russia, l’Armata Rossa fu costretta a difendere disperatamente le proprie posizioni sul Baltico e sul Volga, ripiegando il fronte orientale, lentamente ed inesorabilmente, verso gli Urali. Poiché le principali basi sperimentali dell’ST03X si trovavano nella zona di Ekaterimburg, esse furono risparmiate dalle devastazioni indotte dall’attacco nazista. D’altro canto, per lo stesso motivo gli ST03X non furono schierati in battaglia - quantomeno finché, nel maggio del 2015, la mozione Kamarov sanciva la nascita della Federazione Terrestre. Con la nascita dell’Esercito Federale, il generalissimo Yehoshua Revil fu messo a parte del progetto Schit’, decidendo la sua immediata attivazione: tutte le industrie pesanti russe, e quelle cinesi scampate alla distruzione, furono immediatamente riconvertite nella produzione dell’ST03X.

Rispetto all’RX78b Gundam, l’ST03X era molto meno costoso - rapporto compreso fra 3:1 e 4:1 a secondo delle diverse stime, e poteva essere completato in tempi molto più brevi. Inoltre, potendo impiegare praticamente qualsiasi genere d’armamento e di munizionamento, presentava problemi logistici molto più limitati rispetto al - comunque superiore, RX78b. Impiegato per la prima volta durante la Battaglia di Kazan’ (Gennaio 2016), diede immediatamente efficace prova di sé: il neocostituito 119th MS, composto da soli piloti russi, non soltanto riuscì a bloccare l’attacco congiunto del 114. SP e del 115. SP nazisti, ma li respinse oltre i confini della regione, bloccando definitivamente l’espansione del Reich ad oriente. Proprio in tale occasione, il Mischa fu ribattezzato dai piloti “Stalingrad”, in onore della celebre battaglia della seconda guerra mondiale. A causa della limitata autonomia, fu impossibile impiegare lo Stalingrad per un’eventuale controffensiva, destinandolo piuttosto al controllo ed alla protezione delle piattaforme petrolifere in Kazakistan, in Siberia, e nel Polo Nord.

Durante la guerra, lo Stalingrad fu progressivamente aggiornato, determinando una panoplia di versioni - la più celebre delle quali fu sicuramente il blocco Delta, impiegato nel corso delle battaglie di Berlino e di Odessa. Rispetto al modello originario, questo presentava un propulsore Minowsky a doppio circuito e doppia bobina, analogo a quello installato sugli RX-178 HiGundam, ed un cervello positronico adattato. Diversamente dal Gundam, l’ST03X rimase comunque un modello rigorosamente biposto, potendo quindi essere impiegato anche da piloti che non avessero subito trattamento con nanomacchine. Nel corso della battaglia di Odessa, venne poi sperimentato un modello avanzato di Opteron, il cosiddetto “Opteron Beta”, che trasformò gli Stalingrad nell’incubo dei carri Adolf e delle Gaw. Inoltre, durante la medesima battaglia venne sperimentato il cosiddetto allestimento Schpat’, spada, che trasformava gli Stalingrad in colossali piattaforme d’artiglieria semovente. Con la battaglia di Odessa, la storia del progetto Schit’ giunge al proprio termine. Non essendo stato progettato per la guerra in assenza di atmosfera - lo Stalingrad non fu impiegato nel corso della battaglia di Salomon: quasi tutte le unità ancora operative furono decommissionate. Quelle superstiti, il cosiddetto 7mo battaglione, furono trasferite nella base di Baku, in Kazakistan, rimanendo operative per circa 10 anni. La massiccia introduzione di nuovi modelli della serie RX provocò infine la completa dismissione dei pur gloriosi ST.


Scheda Tecnica

  • Codice: ST03X
  • Nickname: Stalingrad
  • Modello: MS da combattimento (produzione di serie)
  • Produttore: Industrie di Stato Sovietiche/Consorzio Difesa Russo
  • Anno di roll-out: 1989 AD per il modello ST03, 2015 AD per la versione ST03X
  • Periodo di produzione: 2015 - 2020
  • Chief Designer: Anatol' Vassilievich Bolkonsky

  • Altezza: 19.5 m
  • Stazza: 55 t (pieno carico operativo)
  • Corazza: corazza frontale e dorsale in Gundarium
  • Generatore: dalla serie A fino alla serie F: alimentazione tramite flue-cells, dalla serie G in avanti, reattore a ciclo Minowsky a doppia bobina di fusione

  • Armamento:
  • 2 x artiglio termico
  • 2 x cannone mitragliatore integrato nel braccio a fuoco rapido tipo RFD001 (122 mm, 20 colpi al minuto, rastrelliera con 30 colpi)
  • 8 hard point su braccia, avambraccia, dorso e spalle per l'installazione di armamenti opzionali
  • Opzionale: sistema LASER OPTERON (2x)

  • Sistemi informatici:
  • Computer da combattimento modello G.U.N.D.A.M. Omega 1 (dalla serie G in avanti)
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