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MFP08A - Cerberus

Nell'universo fizionale di AUC, l'MFP08A Cerberus è un'armatura mobile ad altissima prestazione in dotazione all'esercito imperiale romano.

MPF08A Cerberus con i colori (nero e azzurro) della Guardia Pretoria

Scheda Storica

Durante la la Guerra di Successione Etiopica (AUC 2197 - 2198, circa dieci anni prima degli eventi della timeline principale, l'esercito imperiale di Persia schierò un nuovo modello di armatura mobile, il KA08 Timucer. Insieme all'omologo indiano A1A-Rama, il Timucer rappresentava il primo modello di 5a generazione. Pesantemente corazzato, e dotato di un rivoluzionario sistema di propulsione a cuscino d'aria, il Qom si rivelò rapidamente superiore alle unità in dotazione all'Impero, ferme alla cosiddetta “quarta generazione”. Nonostante la vittoria finale del conflitto, che trasformò l'Armenia in un protettorato romano, l'esercito imperiale varò un drastico programma di riforma delle proprie forze corazzate, il cui vertice fu rappresentato proprio dalla classe MFP.

Sviluppata dalle Industrie Pesanti della famiglia Claudia (IPC), incaricate della commessa direttamente dall'Alto Consiglio di Guerra, le prime unità di produzione di massa furono rappresentate dall’MFP-05 Sphynx e dall’MFP-06 Aestivalis. Nonostante l'alta qualità costruttiva, esse erano comunque considerate troppo lente ed inadeguatamente performanti rispetto alle richieste delle forze corazzate imperiali, che pretendevano unità in grado di competere, per velocità ed agilità, con le armate persiane ed indiane.

Su richiesta delle forze corazzate, le medesime IPC intrapresero pertanto lo sviluppo di una nuova unità di prestazioni ancora più spinte, l’MFP-08, generalmente considerato la prima armatura mobile di settima generazione. Consegnato a partire dal 2205, il Cerberus presentava tre principali innovazioni rispetto ai modelli precedenti.

Prima di tutto, grazie ad un nucleo di fusione nucleare ad alte prestazioni, il Cerberus poteva alimentare una spada ed un cannone a megaparticelle a fuoco rapido - dotazione esclusiva nel panorama delle armature mobili, quantomeno fino alla comparsa sulla scena dei Gundam coloniali.

Secondariamente, alle quattro telecamere principali incaricate di ricostruire l’immagine per lo schermo panoramico a 360°, aggiungeva una telecamera ad altissima risoluzione, nascosta nella testa dell’unità, ed impiegata nella cosiddetta “modalità tiratore scelto”, incrementando del 125% la portata del tiro di precisione, consentendone quindi l’impiego anche in operazioni chirurgiche, od in attività di polizia urbana. Infine, la corazza principale non era ricavata dalle più comuni e famose leghe metalliche, bensì da una rivoluzionaria lega di nanotubi addensati in multifilamenti, rivelatasi assai più solida e resistente ai colpi delle armi convenzionali rispetto alle armature di precedente impiego.

L’opera più celebre del capo progettista Romano Lecapeno poteva essere ritenuto, sotto tutti i punti di vista, un vero e proprio punto di svolta nello sviluppo delle armature mobili, nonché la pietra di paragone per qualsiasi successiva unità ad alte prestazioni, rimanendolo fino alla piena esplosione della cosiddetta “Crisi dei Gundam” (AUC 2207). D’altro canto, con grosso scorno dell’Alto Comando romano, lo spaventoso costo per unità (superiore ai 100.000 solidi, quasi quattro volte il costo di un Aestivalis) impedì la capillare diffusione del Cerberus, che fu limitato alla sola Guardia Pretoria, il corpo di élite dell’esercito imperiale.

Dopo lo scoppio della Crisi dei Gundam, le IPC iniziarono lo sviluppo di una versione ulteriormente potenziata, la cosiddetta classe M o “Pluto”, così chiamata dal Dio del Regno dei Morti. Tuttavia, la rivoluzionaria architettura dei Gundam rese evidente che per competere con i Coloni sarebbe stato necessario predisporre unità con analogo, se non superiore carico tecnologico. La successiva serie CG (Contra-Gundam) sarebbe stata quindi sviluppata inglobando tutte le tecnologie sviluppate dai grandi imperi e creando così un'armatura mobile in grado di competere con i potentissimi Gundam coloniali.

Scheda tecnica

  • Altezza: 17.1 m
  • Peso: 45.6 t (pieno carico)
  • Dispositivi visivi: 4 telecamere multidirezionali + 1 videocamera ad altissima risoluzione
  • Corazza: integrale, in nanotubi di carbonio organizzati in nanofilamenti multistrato
  • Propulsione: reattore “Electron II” a fusione nucleare, doppia camera di combustione
  • Autonomia: 7 giorni di impiego continuativo, ridotto a 72h in caso di esteso impiego di armi a megaparticelle
  • Armamento:
  • 2 x spade a megaparticelle, generalmente ospitate nell’avambraccio, alimentate da una cella di fusione autonoma;
  • 2 x cannoni a megaparticelle, ospitati all’interno dell’avambraccio (1 per lato)
  • 1 x cannone a megaparticelle a fuoco rapido, alimentato direttamente

dal reattore principale tramite connessione installata nelle due mani

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