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Auf Wiedersen Baku

Side story del metaverso “Ashes of the War” dell'Ultimate Universe.

Tale storia narrà le vicende di una unità di valutazione tecnica della Wehrmacht impegnata, agli inizi del 2016 presso Baku, nelle prove di un prototipo di panzer che venne a suo tempo scartato (Panzer 108) e successivamente di un bombardiere intercontinentale (VB-13) a Le Bourget, Parigi.

Sullo sfondo di questa storia si assiste ad alcune contraddizioni ed intrighi politici vigenti all'interno del quarto reich.

Storia

Parte 1: Urlo di guerra

1° Febbraio 2016,13.00 P.M., base nazista di Baku…

Una donna, in divisa da ufficiale della Wehrmacht, dagli occhi verde chiaro, era da dieci minuti fuori dalla caserma ad aspettare l'arrivo del 'Gustav' che avrebbe portato il mezzo da testare.

Era da dieci minuti che si era messo a nevicare e la ragazza stava sotto la neve senza ombrello né mantella anti pioggia, per un attimo solo si tolse il pesante colbacco che le proteggeva il capo dalle intemperie per scrollare via un po' di neve, giusto il tempo di lasciare che qualche fiocco di neve si posasse sui suoi raccolti capelli castani dalle tonalità prossime al rosso.

La donna si riaggiustò il colbacco in testa assicurandosi che coprisse bene le orecchie; il copricapo balzava subito agli occhi per essere un modello 'vintage', infatti era un 'reperto' di quando ancora esisteva l'armata sovietica, acquistato per pochi marchi del Reich ad una bancarella: la vista di quel colbacco aveva folgorato la donna che reputò immediatamente, unilateralmente e con certezza assoluta che gli donasse (ed in effetti non gli stava malissimo, ma non si poteva neanche dire che fosse un capo d'alta moda)… ovviamente la falce e martello venne subito sostituita da una classica aquila con la svastica negli artigli e comunque ben si guardava dal metterlo quando incrociava alti ufficiali o durante le ispezioni, ma appena poteva, appena doveva uscire dalle baracche, lo indossava.

Era forse l'unico vero sfizio che si era mai concessa durante la sua vita.

“Si dovrebbe coprire tenente colonnello Pichler, prenda questo” era il tenente Heiner Kluger che uscito dalla caserma stava porgendo un mantello alla donna che comandava un piccolo distaccamento del comando tecnico della Wehrmacht.

“No grazie. Mi piace la neve… e comunque non la smetterò di ripetere: chiamami Julia” rispose la donna guardando la distesa di fiocchi che cadevano sopra le loro teste, una vista assolutamente insolita per chi era vissuto sempre nelle colonie spaziali.

E Julia non era arrivata da molto sulla Terra, da non più di un mese e mezzo era atterrata sulla superficie e da non più di un mese era a Baku, ed era la prima volta che vedeva nevicare (a causa dell'operazione di attacco iniziale c'erano stati forti cambiamenti climatici ed in quella zona le precipitazioni erano crollate ai minimi storici), ma il suo volto era sereno e felice: quella distesa di fiocchi bianchi le faceva dimenticare tutte le sue preoccupazioni.

“Finirà per beccarsi un raffreddore” gli fece saggiamente notare il tenente che al contrario di Julia dimostrava un certo timore per quei fiocchi che scendevano copiosi dal cielo e ancora più timore provava guardando la spessa coltre bianca che aveva ricoperto tutto il terreno ed i tetti.

Comunque non sarebbe servito molto al tenente cercare di scansare i fiocchi che la leggerissima brezza soffiava sul suo viso…

Il colonnello Julia lo guardò sorridendo non comprendendo quel timore: in fondo se miliardi di persone erano sempre convissute con la neve prima di loro cosa c'era da temere da quell'evento meteorologico?

Julia Pichler, una dei migliori ufficiali usciti dal suo corso, ma nonostante tutto si era trovata relegata sempre a compiti secondari, d'altronde non era di certo il modello di donna che si adattava agli standard fisici del Partito: niente occhi azzurri e capelli biondi, questo si poteva subito notare a prima vista, inoltre ad uno studio più approfondito mostrava diversi tratti poco 'ariani' e molto più latini.

'Figlia' del piano di demografico del Reich non l'aveva però dovuto subire a causa delle sue caratteristiche fisiche per niente aderenti a quelle prospettate dal Partito, cosa per cui si era sempre reputata fortunata e motivo per il quale guardava sempre con una certa compassione le altre donne che invece erano state costrette a procreare con sconosciuti.

Era cresciuta in uno dei tanti istituti per l'infanzia sulle colonie e non aveva mai conosciuto i propri genitori (d'altronde lei era un 'errore' del piano demografico e razziale del Reich e pensava che fosse già strano che non l'avessero eliminata appena nata), anche se alcuni fattori (tratti fisici e qualche ricerca approfondita) le avevano fatto ritenere di essere discendente di uno di quei scienziati e tecnici italiani che Mussolini aveva inviato nel '39 per aiutare la Germania nel piano di colonizzazione spaziale.

Si era sempre distinta come la “migliore della classe”, ma non aveva mai ricevuto i festeggiamenti che ricevevano gli altri bambini.

Un fatto l'aveva particolarmente scossa all'età di dieci anni, in quell'anno non solo era uscita come la migliore della classe, ma anche come la migliore dell'istituto che frequentava; di solito i giornali pubblicavano le foto del migliore dei vari istituti, ma quando, tutta felice, aprì il giornale, alla voce del suo istituto, non c'era lei, ma un ragazzino biondissimo e dagli occhi azzurri, che come riportava la didascalia era figlio di un generale delle SS.

Questo fatto la segnò, pur continuando a studiare con impegno e passione e pur continuando a servire con impegno e passione la patria nelle periodiche raccolte fondi e opere di sensibilizzazione e propaganda a favore delle forze armate cominciò ad assentarsi dai convegni che organizzava il Partito, non partecipò più ad opere di supporto alle SS, alla polizia politica e al Partito come invece era stata solita fare: il Partito era la patria… ma come pensava lei la patria non era il Partito.

In effetti elementi come quelli tendevano a morire tutti piuttosto precocemente (come si era accorta piuttosto presto la ragazza che era stata costretta a maturare molto velocemente), ma lei continuò a tirare avanti e ad essere la migliore.

Questo suo primeggiare, si può dire, che la salvò, la Wehrmacht era sempre alla ricerca di giovani in gamba e favorì l'ingresso di Julia in uno dei maggiori istituti militari, ma nonostante tutto si vide sempre scavalcata da ragazzi e ragazze meno capaci di lei, ma che presentavano i caratteri che voleva il Partito.

Nel 2014, all'età di 23 anni, completò gli studi militari con successo e a pieni voti, ma fu assegnata ad un reparto di secondaria importanza che aveva il compito di testare nuovi mezzi, armi ed equipaggiamenti per le forze armate; sapeva che sarebbe finita così e si accontentò: era già tanto che non avesse fato la fine di quelle altre persone scomparse misteriosamente… anche se ci andò vicino…

Era il 23 aprile del 2013 (aveva compiuto 22 anni il giorno prima), quando, mentre tornava a casa dall'istituto militare della Whermacht, venne bloccata da un gruppo di ragazzi e ragazze molto giovani, il gruppo era capitanato da una ragazza che avrà avuto non più di 16-17 anni; Julia venne gettata a terra dalla ragazza, ma per qualche motivo, dopo qualche secondo, quella ragazza ordinò a tutti di andarsene e Julia rimase lì per terra sconvolta.

A lungo aveva ripensato a quell'avvenimento e mai capì il perché di quella scelta; forse, ma non ne era sicura, ciò era dovuto al fatto che cadendo a terra terrorizzata strinse ancora più forte i libri di testo che teneva in mano, tra questi c'era la cosiddetta “Bibbia del Partito”, il “Mein Kampf” di Adolf Hitler, probabilmente la ragazza che capitanava il gruppo pensò che quello fosse un gesto di attaccamento al partito o qualche cosa del genere e perciò ritenne inutile proseguire l'aggressione.

Il tenente Heiner Kluger era stato anche lui sempre uno dei migliori, ma la sua passione per tutto ciò che era tecnica lo spinse ad auto precludersi una buona carriera da ufficiale in reparti di caccia o di Schutzpanzer richiedendo espressamente di essere assegnato a quella unità di test dopo aver conseguito la laurea con altissimi voti in ingegneria presso una delle maggiori facoltà di ingegneria del Reich, ciò nonostante le resistenze dei suoi superiori che pure l'avrebbero visto molto meglio al comando di un plotone di SP che al servizio di una unità di secondaria importanza.

Heiner si poteva dire il perfetto ariano: capelli biondi, alto, occhi azzurri, ma incredibile, eppure vero, era così appassionato di meccanica e tecnica (passione che gli attaccò il padre, ingegnere aerospaziale) che non si interessava ad altro, spesse volte per andare a vedere i caccia o le navi spaziali in costruzione mancava alle adunate della gioventù nazista; si possono immaginare le conseguenze (punizioni a non finire), anche se, come avvenne per Julia, grazie alle sue capacità venne adocchiato dalla Wehrmacht che più di politici o fanatici aveva bisogno di gente capace.

“Le guerre non si vincono con le parole” era una delle massime più in voga della Wehrmacht, in contrasto con una di quelle delle SS che diceva “Urlando la nostra fede trionferemo”, queste massime vennero coniate nello spazio dai due corpi a seguito di una analisi approfondita delle ragioni che portarono la Germania a perdere la 2a Guerra Mondiale, i due corpi interpretarono i risultati in modo completamente diverso: la Wehrmacht obbiettava la troppa invadenza del potere politico, le SS obbiettavano che la fede delle truppe nella causa non era stata abbastanza alta (ovvero ci voleva più invadenza del potere politico).

Julia rimase qualche minuto ad osservare la neve che cadeva, quasi dimenticandosi di Heiner che era rimasto lì fermo in attesa che la donna cambiasse idea sul mantello: le sembrò doveroso quindi scambiare due chiacchiere con il tenente.

Heiner era anche una brava ed un po' ingenua persona, categoria alquanto rara da quel che la sua esperienza le insegnava e per questo un buon motivo per tenerlo d'acconto… inoltre, da quel che aveva intuito, come 'punizione' per il comportamento non in linea con gli standard del Partito Heiner non era stato prescelto come elemento del piano demografico (nonostante presentasse le caratteristiche fisiche prescritte, d'altronde si pensava che anche le caratteristiche mentali fossero ereditarie), sicuramente agli occhi di Julia un punto a favore di Heiner.

“Mi dica, ma il 108 non era stato considerato non conforme alle specifiche?” chiese Julia al tenente, alla donna non è che fossero mai molto interessati i dettagli tecnici e storici dei mezzi da testare (le sue ambizioni erano ben altre che testare vecchi e obsoleti catorci o apparati mal funzionanti di secondaria importanza), ma d'altronde sapeva che quello era uno dei pochi argomenti a cui Heiner non si sarebbe limitato a rispondere con un sì o con una frase di circostanza.

“Non esattamente!” esclamò Heiner, il tono di voce del tenente suonò vagamente saccente alle orecchie di Julia quest'ultima intuì come ad Heiner sembrasse una mancanza di professionalità non conoscere appieno la storia e le caratteristiche dei mezzi da testare, comunque Julia non se la prese: Heiner non aveva proprio tutti i torti.

“In realtà il 108 era considerato conforme alle specifiche, semplicemente fu ritenuto inutile. Spiego meglio…”, Julia sapeva che Heiner stava per dire una cosa che sapevano tutti, ma non se la prese, sapeva che Heiner non la considerava una ignorante, faceva così con tutti quando doveva spiegare qualcosa: partiva dalle basi.

Heiner abbassò leggermente la voce assumendo un tono più colloquiale, si era accorto infatti che il tono che aveva assunto poteva risultare lievemente offensivo, “Gli SP hanno come obiettivo principale quello della mobilità, i carri Adolf hanno dalla loro potenza di fuoco e protezione, un mezzo intermedio venne ritenuto un inutile e costoso spreco. Il 108 se paragonato ai carri da battaglia americani, tedeschi, israeliani o russi posso assicurarla che è un mezzo assolutamente superiore; ha un punto debole nella corazzatura: due strati piuttosto sottili di lega di titanio speciale lavorato in condizioni di micro gravità con intercapedine d'aria tra i due strati di quaranta centimetri e pannelli aggiuntivi in marium nella sezione frontale e a protezione del vano munizioni, corazza quindi che consente di resistere al mezzo -ad esclusione dell'arco frontale- al fuoco delle armi di fanteria, come i Panzerfaust 95 con munizionamento perforante anticarro, o al fuoco ravvicinato di munizionamento perforante da 2 e 3 centimetri, montati normalmente sugli IFV”, Heiner spiegò ciò tutto d'un fiato e fu costretto a fermarsi un attimo per respirare, “Al contrario come potenza di fuoco, grazie al doppio cannone da 15 centimetri, e agilità, grazie al motore elettrico che garantisce una accelerazione senza eguali, è imbattibile” il suo tono divenne leggermente entusiasta quando sottolineò le caratteristiche positive del mezzo, “Inoltre il sistema di caricamento automatico consente di ridurre il numero di unità dell'equipaggio, mentre la sensoristica, seppur non aggiornata agli ultimi standard, è ancora in grado di competere egregiamente sul campo di battaglia”.

“Capisco… sta di fatto che l'Adolf, su cui si era tanto puntato, si sta rivelando un fallimento, tant'è che stiamo rimettendo in linea tutti i carri che sono stati catturati” commentò Julia.

“L'Adolf non è un fallimento, solo che sono in pochi che capiscono che andrebbe usato in cooperazione con i SP, ma figurarsi se gente come Gato o Deikun si portano dietro tutte quelle tonnellate di metallo”, non era da molti riuscire a trovare di che criticare Gato e von Deikun, “Comunque ha ragione per il resto, ho sentito che ci sono delle unità che si sono messe ad usare pure dei vecchi T-55” aggiunse Heiner facendo una smorfia contrariato com'era dall'idea che i T-55 potessero rivelarsi ancora utili in battaglia.

“Che schifo, quelli lì vogliono suicidarsi” esclamò il colonnello, il T-55 non godeva di certo di buona fama, “Piuttosto guardi là”, alzò il braccio sinistro indicando un punto nel cielo in cui le nuvole erano meno dense, “Credo che stia arrivando il nostro 108”.

Un 'Gustav' apparve attraverso la coltre di nuvole, molti tecnici uscirono dalle baracche per andare a preparare l'accoglienza al gigante la cui sagoma si faceva sempre più vicina, presso Baku avrebbe fatto solo scalo per scaricare il secondo prototipo del Panzer 108, poi sarebbe subito ridecollato alla volta degli Urali per trasportare i rinforzi su quel fronte.

1° Febbraio, ore 3.00 P.M…

Il 108 era stato scaricato già da un paio di ore, purtroppo l'equipaggio che doveva essere inviato appositamente per condurre il carro e che doveva arrivare con un LT-50 non si era fatto vedere, infatti l'LT-50 aveva dovuto compiere un atterraggio in un piccolo aeroporto di Volvograd a seguito delle forti nevicate che interessavano tutta la regione.

Intanto il comando per l'Europa della Wehrmacht aveva inviato un messaggio via radio alla 5a unità di valutazione tecnica del colonnello Pichler.

“Colonnello Pichler! Colonnello Pichler!” urlò Heiner uscendo dalla caserma tenendo in mano un foglio.

“Quante volte te lo devo ripetere che mi puoi chiamare Julia? È da un anno che te le dico!” fece notare Julia piuttosto indispettita.

“Come vuole colonnello Pichler!” rispose Heiner, Julia si mise le mani nei capelli: il cognome Pichler non lo sopportava, non poteva sopportare un cognome 'affibbiatogli' a caso.

“JULIA! JULIA!” gli gridò la donna di rimando.

“Sì, mi scusi! Volevo dire colonnello Julia! È arrivato un ordine dal comando centrale!”.

“Lo legga!” ordinò Julia rabbiosamente: a sentire quel cognome, 'Pichler', le veniva il cattivo umore.

“Alla 5a unità di valutazione tecnica. Si ordina di iniziare immediatamente le valutazioni operative del mezzo, come equipaggio usare uomini dell'unità stessa”.

“Tutto qua?”.

“Tutto qua, a parte le solite diciture iniziali di ora, data, comando centrale dell'Europa, ect…”, ci fu un lungo momento di silenzio, “Che facciamo?” chiese Heiner preoccupato.

“Qual'era la prima missione di prova schedulata?”.

“Una prova di marcia lungo il vicino oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan, l'oleodotto attraverso il quale passa il petrolio dei giacimenti del Kashagan” spiegò Heiner.

Quel petrolio era diventato fondamentale per le forze naziste, infatti per far funzionare molte centrali elettriche in Europa c'era bisogno di idrocarburi in quantità, idrocarburi che servivano anche e soprattutto per far funzionare la marea di mezzi catturati o sequestrati e per sostentare il commercio civile, certamente le forze armate potevano tranquillamente andare avanti senza di esso, ma in fondo la guerra stava per finire e bisognava pensare alla ricostruzione: prima di poter sostituire tutti i camion e auto a idrocarburi con auto elettriche ci sarebbe voluta una vita.

I giacimenti del Kashagan erano diventati operativi poco prima dell'attacco nazista e questi ultimi erano stati ben attenti a conquistarli intatti, infatti le riserve di idrocarburi (già estratti e trattati) in Europa erano state tutte sabotate dalle forze nemiche o erano andate distrutte durante i primi attacchi, così come diverse piattaforme petrolifere nel Mar del Nord, distrutte da commandos della resistenza federale; questa serie di avvenimenti avevano reso i giacimenti del Kashagan di importanza vitale per il 4° Reich, ma le cose non andavano lo stesso per il migliore dei modi.

Risorse strategiche: l'oleodotto BTC e i giacimenti del Kashagan (fonte EIA)

I Federali avevano rialzato la testa nei territori russi e cinesi, sembrava anche che fossero comparsi dei MS cingolati federali di nuovo tipo non identificati di originale progettazione della Russia, come se non bastasse una violentissima guerriglia, che riusciva a conquistare intere zone, si era scatenata nelle retrovie: attentati e sabotaggi erano all'ordine del giorno e gli oleodotti erano tra gli obiettivi privilegiati subito dopo i convogli di rifornimento.

Julia, conscia di questa situazione, pensò un attimo sul da farsi: più che come una prova di marcia la missione sarebbe dovuta essere impostata con standard prossimi a quelli di una missione di pattugliamento.

“Ok, Heiner faremo come ci hanno ordinato. Lei ci scorterà con l'SP-03, io, con Darter ed Hertzald, useremo il 108, dì agli altri di seguirci con il camion per la raccolta dati e il mezzo di soccorso. Tutti dovranno essere armati, veda se riuscite anche a procurarvi degli 'Sturm' e dei 'Maus'”.

“Vedrò quel che posso fare”, dettò ciò porse il manuale d'uso del carro alla ragazza, “Leggitelo attentamente, soprattutto per quel che riguarda l'uso dei due cannoni, per il resto Darter ed Hertzald non dovrebbero avere problemi”.

“Ci sono dei problemi con i cannoni?” domandò preoccupata Julia.

“Non possono sparare contemporaneamente: al tempo, quando venne testato, il rinculo dei cannoni al sesto tiro consecutivo contemporaneo ruppe il supporto dei cannoni, ci furono due feriti gravissimi… inoltre, da quel che so, dopo l'incidente il carro fu si riparato, ma ormai il programma era stato cancellato… non potendo fare un'ispezione approfondita non saprei dire quando le riparazioni effettuate all'epoca siano affidabili”.

“Ma d'altronde prima di inviarcelo a noi hanno effettuato alcuni aggiornamenti alla sensoristica e alla centralina di tiro, inoltre gli hanno fatto una revisione completa…”.

“Sì, ma non ci conterei troppo” disse Heiner con una nota di preoccupazione.

“Capito… non è una bella notizia, ma…”, Julia interruppe la frase a metà, era inutile che aggiunse che non potevano farci niente: gli ordini erano ordini, “Ora vada a chiamare il resto della compagnia, partiamo tra un ora, ma Darter ed Hertzald falli venire subito voglio fare un piccola prova di movimento con il carro prima di partire in missione”.

“Vado e si metta al coperto che si prende un brutto raffreddore!”

Darter ed Hertzald erano due anziani sottufficiali, ex-carristi su carri 'Adolf', tutte e due aveva raggiunto il ruolo di capocarro e Darter era pure arrivato a comandarne un intero plotone, quindi non dovevano avere problemi di sorta ad usare una macchina relativamente semplice come il 108.

L'unico problema rimaneva l'uso dei due cannoni, che come aveva fatto notare Heiner avevano un problema di affidabilità.

I due cannoni rigati PK-15.43 3/B-D (PK-15.43-2/B; PK: Panzer Kanone; 15: calibro in cm; 43: numero dei calibri; 3/D: versione e sotto versione) presentavano alcune particolarità, soprattutto nel munizionamento usato: per non sforzare troppo le due canne era stata progettata, per usi generici, la munizione sottocalibrata da 135mm tipo HEAT (High Explosive Anti-Tank) MZ.M-41 o la variante HE-MP (High Explosive Multi Purpose) MZ.M-41/a (munizioni che vennero spesso usati sui MBT catturati con canna da 140, modificando leggermente la munizione), per combattere contro i MBT era stata invece sviluppata una munizione cinetica da 150mm, la KE.M-50, che seppur si era rivelata di estrema potenza tendeva a sovraffaticare troppo i cannoni e quindi era da usare con parsimonia.

Darter ed Hertzald arrivarono dopo cinque minuti, accompagnati da Heiner presso l'hangar dov'era stato parcheggiato.

“Ancora fuori a prendere la neve? Ti verrà un raffreddore!” esclamò Heiner vedendo Julia che se ne stava ancora fuori senza mantella.

“Saranno un po' fatti miei” ribatté Julia stizzita.

“Faccia come vuole: io l'ho avvertita!” replicò Heiner.

Il piccolo gruppo entrò dentro l'hangar, subito i due anziani carristi si misero a commentare.

“Corazza pochina” commentò Hertzald.

“Ma è molto leggero, probabilmente dispone di una buona agilità, se non erro dispone di motore elettrico tra l'altro” controbatté Darter.

“Vero, vero. Comunque son curioso di provarlo fuoristrada”.

“Lo ammetto anche io. Comandante Pichler, una domanda?”.

“Quante volte ve lo devo dire che non voglio essere chiamata Pichler? Chiamatemi Julia!” sbraitò la donna.

“Ehm, sì certo. Volevo sapere… il sistema di caricamento com'è? Manuale o automatico? Perchè se è manuale abbiamo bisogno ancora di un addetto” spiegò Darter.

“Il sistema è completamente automatico. Tenete…” disse Julia porgendo il manuale di pilotaggio ai due, “Leggetelo, tra dieci minuti partiamo”.

“A munizioni come stiamo?” domandò rivolgendosi a Heiner.

“26 colpi MZ.M-41 e 16 KE.M-50… cosa ne pensa della mitragliatrice a controllo remoto? Questo è stato uno dei più consistenti refit durante l'aggiornamento che hanno compiuto prima di inviarcelo. Certo: hanno usato un complesso sbarcato da alcuni mezzi nemici, ma il risultato mi sembra buono”.

Il secondo prototipo di Panzer 108 prima di ricevere la torretta remotizzata (immagine da UC Hardgrapfh)

“Devo dire che è interessante, tra l'altro mi sembra che il sistema di controllo sia di più facile utilizzo che in confronto a quello delle armi remotizzate dei nostri mezzi. Come se non bastasse viene usato un calibro pesante, 1,25 centimetri se non erro, quindi torna utile anche contro veicoli leggeri”.

“Se per lei non ci sono problemi prenderei l'SP-03 per fare un po' di pratica, è da un po' che non lo uso e con queste condizioni del terreno non mi sono mai addestrato”.

“Faccia pure, anzi che ne dice di tentare un combattimento simulato tra il 108 e l'SP-03?”.

“Non saprei… ma si và”.

“Allora siamo d'accordo, vince chi per primo riesce a tenere l'avversario sotto tiro per più di sette secondi” decise Julia.

“Sette secondi sono una eternità!” disse Heiner contrariato.

“Se facevo di meno tu avevi la vittoria assicurata! Vuoi mettere un SP-03 contro un panzer?”.

“Sì. ma così voi non ne avrete!”.

“Questo è tutto da dimostrare!” ribatté Julia accennando un sorriso di sfida.

Ore 3.30 P.M, poligono di manovra della base…

“Retromarcia presto!” urlò Julia, “Dietro quel dosso!”.

“È sopra di noi! È sopra di noi!” gridò Darter che si era assunto il ruolo di osservatore/artigliere.

“Accelera presto!”.

Il combattimento simulato del PzKpfW 108 con lo SP-03 si stava prolungando già da quattro minuti: una enormità! Lo SP-03 era in netto vantaggio, il problema era che per via della neve l'SP-03 tendeva a scivolare, al contrario del 108 che sembrava più che altro danzare sulla neve.

Come se non bastasse dimostrava doti di accelerazione incredibili, per via di questi fattori il 108 non era mai stato per più di due-tre secondi nel mirino di Heiner.

Quest'ultimo dimostrò buone capacità di pilotaggio, anche grazie all'ottimo settaggio della macchina (che in genere nelle sue mani rasentava la perfezione, peccato solo che Heiner non aveva ancora pilotato un SP su terreno innevato e quindi, nel suo PDSL, aveva potuto solo mettere dati di 'circostanza' per tale ambiente), d'altronde nelle guerre moderne un buon combattente deve essere anche un buon tecnico

In un combattimento reale il 108, probabilmente, sarebbe già stato distrutto, ma sicuramente riuscire a cavarsela in quel modo contro un SP (anche se di modello vecchio) in un combattimento ravvicinato non era roba da poco: non bisogna dimenticarsi che nella lotta agli SP i carri normalmente non si usavano in ruoli ravvicinati.

“Dov'è? Dov'è?” gridò Julia non vedendo più lo SP di Heiner e cominciando ad armeggiare con la camera termica per cercare lo SP-03.

L'SP si era posizionato a mezzo chilometro di distanza, dietro una gobba dell'area di addestramento e stava tenendo sotto tiro il carro che si muoveva lentamente credendo di essere al riparo dietro ad un lungo terrapieno

“Sta fermo ancora tre secondi…” mormorò Heiner.

“Due…”.

Julia riuscì finalmente ad individuare l'SP, ma prima che riuscì ad ordinare di muoversi…

“Uno… colpito!” sussurrò Heiner accendendo subito dopo il canale radio di collegamento con il 108: “Colonnello Julia! Complimenti! Il 108 è proprio un buon mezzo! Ma purtroppo vi ho battuti! Sono dietro di voi”.

Julia uscì dal carro stupefatta e voltandosi vide lo SP che salutava con la mano (il Personlischedateistickladen di Heiner faceva davvero invidia a molti blasonati piloti della Wehrmacht se con un SP-03 riusciva a fare una cosa del genere), .

“Ma perché abbiamo continuato a puntare sui panzer? Ogni due Adolf potevamo costruire un SP!” pensò la ragazza arrabbiata per l'aver perso, per sfogarsi gettò le cuffie a terra: non le era mai piaciuta arrivare seconda o perdere.

“Su non faccia così, lo sa meglio di me che non aveva possibilità!” fece notare Heiner mentre si avvicinava con il suo SP.

“È tutta colpa dei sistemi del carro che non l'hanno rilevata!” urlò Julia di rimando, “Piuttosto mi passi il cavo di alimentazione che dobbiamo ricaricare le batterie”.

“A lei!” esclamò Heiner srotolando un grosso cavo che poteva di rifornire di elettricità altri mezzi attraverso il propulsore Minovsky dell'SP, “Cominciò a comunicare al resto dell'unità di cominciare a prepararsi?” domandò il ragazzo.

“Sì, certamente. Appena abbiamo ricaricato le batterie partiamo” ordinò Julia con un tono di voce che tradiva la profonda insofferenza per quella sconfitta.

“Colonnello Pichler?” chiese Hertzald.

“Julia! Julia!” mormorò il colonnello guardando malissimo il sergente.

“Sì… Julia… mi scusi. Volevo sapere… lei sa per caso qualche cosa sulle piccole 'Uova di metallo'?”.

“Mi sta prendendo in giro? Cosa sarebbero?” domandò la comandante con una certa curiosità.

“Appunto per quello glielo chiedevo: lei essendo un ufficiale magari lo sapeva. Un sopravvissuto di un attacco terroristico ad un convoglio ha affermato di essere stato attaccato da delle strane cose di metallo… crede che siano dei nuovi SP nemici?”.

“Non ne so proprio niente, avevo sentito che in alcune fabbriche erano stati ritrovati dei progetti riguardanti delle macchine antropomorfe russe, ma niente di più. Da quel che so gli SP nemici fino ad ora incontrati non sono di certo piccoli: hanno dimensioni simili ai nostri Lohengrin”.

“Bah, avrà avuto le allucinazioni. Vuole?” disse Hertzald porgendo una sigaretta alla donna senza molta convinzione, più che altro il suo era un gesto dovuto nei confronti di un superiore.

“Probabile, comunque no grazie, le sigarette macchiano le dita e i denti”.

“Sarà…”.

“Me lo diceva sempre la mia istitutrice e poi non sopporto il fumo”.

“Come vuole… una sigaretta in più per me” disse Hertzald con una certa soddisfazione scendendo dal carro, “Ahi, ahi…”.

“Che ha?” domandò Heiner avvicinandosi.

“Dolori alla schiena.. io questo clima non lo sopporto e ormai sono verso i cinquanta”.

“Storie, storie!” esclamò Darter finendo di collegare il cavo di alimentazione al 108, “Guardi me! Ho cinquantatré anni e sono agile come un ventenne!” e dicendo ciò accennò un paio di balzelli.

Ore 4.05 P.M…

“Siamo tutti pronti?” urlò Julia amplificando la voce con un megafono in modo che tutti nella piccola colonna di veicoli potessero sentirla.

“Prontissimi colonnello Pichler!” gridò dal suo camion Sebastian Muller, il secondo addetto alla raccolta delle informazioni (il primo era Heiner che però doveva pilotare lo SP-03).

“Ma lo fate apposta? JULIA, CHIAMATEMI JULIA!” sbraitò la ragazza con tutto il fiato che aveva in corpo e avrebbe voluto urlare altro, ma si trattenne e si limitò a pensarlo: “Non solo mi trovo in un unità secondaria, ma anche quasi tutte le persone che ci sono hanno una intelligenza inesistente”.

“Mi scusi, mi scusi!” disse sommessamente Sebastian spaventato da quella reazione.

“Hertzlald prosegua come da piano di marcia, seguiremo il percorso dell'oleodotto per venti chilometri fino alla prossima stazione di ispezione”.

“Come vuole…”.

La prova operativa sarebbe proseguita dalla stazione di ispezione dell'oleodotto n°34 (quello davanti al quale si trovavano), a dieci chilometri dalla base, alla n°35 a trentacinque chilometri di distanza, il viaggio sarebbe stato compiuto lungo la strada che costeggiava l'oleodotto.

La strada era completamente innevata, ma la neve era piuttosto compatta cosa che permetteva ai camion, che erano dei 6×4, di riuscire a muoversi senza troppa difficoltà contando anche che il carro faceva da battistrada; nonostante ciò più di una volta il carro e l'SP dovettero trainare fuori dai cumuli di nevi il camion di raccolta dati ed il mezzo di soccorso (definizione pomposa per indicare un camion adibito ad officina su sei ruote).

“Non ce la faccio più” pensò Sebastian muovendo la testa sconsolatamente, era la quarta volta che il suo camion finiva bloccato nella neve.

“Le stiamo raccogliendo queste informazioni?” domandò Heiner via radio che già pregustava la mole di dati da analizzare.

“Affermativo, i nostri elaboratori elettronici stanno raccogliendo tante di quelle informazioni che metà bastano… non è vero Victor?” chiese Sebastian ad uno dei ragazzi che si trovava sul camion.

“Affermativo!” rispose Victor, addetto alla raccolta dati, che venne preso però da un forte attacco di tosse che riecheggiò negli auricolari delle cuffie di Heiner e Julia.

Passarono alcuni minuti ed il camio officina si bloccò proprio quando mancava pochissimo alla stazione n°35 come fece notare Heiner mentre trainava delicatamente il camion dal cumulo di neve in cui era rimasto bloccato: “Perfetto, se guardate davanti a voi dovreste vedere la stazione n°35. Un piccolo sforzo” fece notare Heiner che dalla sua posizione rialzata riuscì a scorgere ,tramite la telecamera principale del mezzo, la sagoma della stazione, nonostante il brutto tempo.

“Ottimo! Così torniamo indietro e ci rinchiudiamo in caserma. Non ne posso più di tutto questo freddo! L'unica che sembra trovarsi bene è quella pazza della Pichler!” esclamò Sebastian, non senza una punta di accusa verso il colonnello: in fondo niente le vietava di rimandare il test a quando ci sarebbe stato bel tempo.

“Caporale Sebastian Muller! L'ho sentita!” esclamò Julia via radio piuttosto adirata.

“Dai su Sebastian! Non si dicono certe cose via radio e poi Julia non è pazza: le piace l'ambiente terrestre e a parte il freddo e la neve non posso darle torto… dico bene colonnello?” domandò Heiner alla comandante dell'unità.

“Affermativo e complimenti! Finalmente ti sei ricordato che voglio essere chiamata Julia… in quanto a te Sebastian se ti azzardi a parlare ancora ti mando a spazzare la neve per una settimana…” minacciò la ragazza.

“Sono soli capaci di criticare! Insieme non ne fanno uno normale: uno malato di dati tecnici e una a cui piace la neve. Ma pensassero un po' a godersi la vita visto che non siamo al fronte” mormorò Sebastian a bassa voce fermandosi davanti alla stazione di ispezione insieme a tutti gli altri mezzi.

Come tutti in quell'unità avevano o un curriculum scadente, quasi tutta la truppa, la maggior parte di essi aveva finito gli studi obbligatori con pessimi risultati o erano troppo vecchi per il fronte ,come Darter ed Hertzald, o avevano dato dei grossi grattacapi, come Sebastian, troppo pigro e trovato più volte a dormire sotto l'ala del Himmelritter su cui doveva fare manutenzione, o erano inadatti fisicamente per il fronte, come Victor che aveva una salute così cagionevole che era stato un miracolo che quel giorno potesse prendere parte attivamente al test (pur non essendo molto in forma era comunque più in forma del solito), o semplicemente non si sapeva dove spedirli, come Julia che era troppo in gamba per essere messa da parte, ma troppo poco aderente ai 'canoni' per darle incarichi importanti, o erano quelle persone che volevano stare lontane dalla guerra (erano pochissime, ma incredibilmente c'erano, nonostante il regime glorificasse e istruisse alla guerra fin da neonati) e avevano intuito qual'era il posto giusto dove poter stare tranquilli… ovviamente poi c'era Heiner, l'unico che aveva scelto quell'unità perché deciso e pienamente convinto ad operare in quel settore.

L'unità, pur non essendo composta da più di sessanta persone, era un insieme dei più disparati tipi di persone che si potevano identificare ai margini della società nazista coloniale.

E chi meglio di Julia Pichler poteva tenere a bada e dirigere questa unità composta da gente ai margini della società nazista? Semplice una persona ai margini della società sia a causa di forze maggiori che per propria volontà, ovvero Julia Pichler.

D'altronde se vuoi che ti ascoltino e ti seguano devi anche saper comprendere e ascoltare a propria volta, probabilmente un durissimo ufficiale nazista tirato a lucido come si vedevano nei film di propaganda avrebbe potuto ottenere un ordine quasi perfetto, ma non avrebbe mai ricevuto mai nessun ascolto dai suoi uomini al momento di agire.

Di certo Victor, Sebastian e tanti altri se non ci fosse stata Julia si sarebbero sicuramente inventati qualche scusa (avrebbero potuto corrompere il medico della base per dirne una… anche se Victor non ne avrebbe avuto bisogno tutto sommato) e se ne sarebbero rimasti al calduccio delle baracche, al contrario con Julia al comando, seppur di malavoglia, non fecero una piega per quel test condotto durante avverse condizioni meteo.

Il colonnello Julia per questo avrebbe chiuso un occhio poi su altri comportamenti discutibili: dal non rifare le brandine ad alcune mancate presenze all'appello che ogni unità era tenuta a fare prima del coprifuoco.

Ore 5.47 P.M…

“Tutti pronti! Si torna indietro!” urlò Julia dal 108, la nevicata si stava facendo più debole e la visibilità era aumentata di un centinaio di metri, comunque si era alzato un forte vento che convinse Julia a rientrare subito nel panzer e per fortuna si era messa il pesante colbacco che gli proteggeva anche le orecchie perché, come si accorse rientrando nel mezzo, le orecchie erano già fredde e cominciavano a perdere sensibilità nonostante il pesante copricapo.

I mezzi proseguirono per una decina di chilometri quando…

“Comandante! Guardate a ore 12 a 1500m con il visore termico!” esclamò Darter.

“Fa vedere… ma cosa?”: Julia vide alcuni carri e una ruspa che stava scavando presso il punto in cui passava l'oleodotto; “Tutti ai posti di combattimento! Due panzer classe T-72 a ore 12, 1500 metri! I camion restino fermi qui al riparo dietro questo dosso, tutti in assetto di combattimento” ordinò la ragazza via radio.

“Devo attaccarli?” domandò Heiner, i due carri sembravano che non li avessero scorti, probabilmente per via della conformazione del terreno che ne impediva la rilevazione.

“Negativo, andremo all'assalto con questo carro così ne verificheremo le sue capacità, tu limitaci a coprirci le spalle ed il fianco destro verso la foresta!”, “Hertzald, massima velocità dobbiamo piombare su di loro! Darter carica i proiettili MZ!”.

Il carro si mise in moto seguito a 100 metri dall'SP-03.

“Ci hanno individuato! Stanno per prendere la mira!” gridò Darter, il 108 era a meno di 1000 metri dai T-90, le condizioni climatiche obbligavano ad un confronto molto ravvicinato.

“Rateo di fuoco: 5 secondi! Spari due colpi contro il T-72 alla nostra sinistra!” ordinò Julia.

Il carro sparò come ordinatogli, il primo colpo manco il bersaglio passandogli sopra di mezzo metro, il secondo colpo colpì in pieno la torretta del T-90 (era un T-90 per la precisione evoluzione del T-72, questo spiega l'errore di identificazione di Julia) facendolo saltare in aria, nel frattempo l'altro T-90 sparò un missile controcarro 9M119 Svir in direzione dell'SP.

L'SP aspettò che il missile si avvicinasse e quindi scartò violentemente sulla sinistra anche con l'ausilio dei razzi di spinta.

“Il mio fisico non è adatto a reggere certe cose!” esclamò Heiner toccandosi il collo, aveva avuto una violenta fitta, ma sembrava che fosse ancora tutto a posto.

“Miri all'altro carro!” ordinò Julia a Darter: detto fatto, l'ultimo T-90 rimasto esplose colpito in pieno da due proiettili da 150.

I servienti della ruspa e alcuni guerriglieri si arresero appena videro avvicinarsi l'SP ed il 108.

“Sono caduti nella trappola” mormorò un guerrigliero che dalla foresta stava osservando la scena con il binocolo, il guerrigliero si mise in piedi e corse verso un telone, lo tolse: sotto di esso c'era un T-80UK versione carro comando del T-80U.

Un T-80UK durante un'esercitazione

Questa azione venne imitata da altri guerriglieri che tolsero altri teloni, sotto quei teloni c'erano un altro T-80U ed un paio di piccoli veicoli antropomorfi: i DT-01.

“All'attacco!” urlò Evsey, il capo dei guerriglieri, ex comandante di un reggimento di carri della Federazione Russa e veterano della guerra in Cecenia.

I due carri ed i due DT uscirono dalla foresta a tutta velocità prendendo di sorpresa le unità nazista.

“Tracce di calore a ore 3!” urlò Darter.

“Presto accelera!” ordinò Julia.

Hertzald eseguì subito l'ordine e fu una fortuna perchè subito dopo cominciarono a piovere colpi di cannone sulle loro posizioni, anche l'SP-03 si mise a muoversi velocemente e per un soffio evitò un colpo sparato da uno dei dei T-80.

“In attesa di ordini!” gridò Heiner via radio.

“Colpisci quegli strani mezzi antropomorfi!” ordinò Julia, “Noi ci occuperemo dei due carri!”.

Il 108 si mise immediatamente a sparare, ma i proiettili MZ si rivelarono inefficienti contro la corazza frontale dei due T-80 che d'altronde non stavano di certo a guardare rispondendo anche essi al fuoco, ma il panzer 108 godeva di uno spunto altissimo e per gli artiglieri dei due carri era una impresa colpire quel carro degno di Speedy Gonzales.

“Comandante che facciamo?” domandò Darter, aveva provato a sparare altri due colpi MZ, ma uno non aveva colpito il bersaglio e l'altro non gli fece niente, probabilmente anche per via della corazza ERA aggiuntiva di cui erano dotati i due carri avversari.

“Carichi i KE”.

Intanto lo SP si era ritrovato sulla difensiva, i due piccoli mezzi contro il quale si doveva confrontare erano molto piccoli, ma pesantemente armati e la loro sagoma era pure molto bassa ed inquadrarli si rivelò estremamente pericoloso, senza contare che era comunque a bordo di un vecchio SP-03, non di certo il meglio come corazzatura: anche i colpi da 30mm che sparavano quei piccoli mezzi potevano rilevarsi pericolosi, per non parlare poi dei loro missili controcarro.

Le uniche due armi che gli davano poco fastidio di quei due strani mezzi erano le due mitragliatrici leggere PK modificate che imbracciavano.

“Li devo portare allo scoperto!” pensò Heiner, in effetti i due mezzi continuavano a ripararsi sfruttando ogni avvallamento, roccia e pure alberi, vanificando non poco l'azione del SP-03.

Nel frattempo il 108 era riuscito a mettere KO un T-80 grazie alle munizioni KE colpendolo su una fiancata, l'altro T-80 mise la retromarcia cominciando ad arretrare, ma il 108 si gettò in un veloce fuoristrada, un paio di granate del T-80 esplosero a pochi metri dal 108, ma quest'ultimo riuscì a portarsi sulla tre-quarti del mezzo nemico che ora era distante non più di duecento-trecento metri.

“Faccia fuoco!” ordinò Julia.

Il 108 fece fuoco riuscendo a colpire la torretta dell'ultimo T-80, cosa che innescò alcune granate contenute all'interno del carro russo facendolo saltare in aria, anche l'SP-03 riuscì a portare allo scoperto i due piccoli mezzi antropomorfi distruggendone uno e a danneggiandone un altro, che venne abbandonato dal suo equipaggio.

I mezzi della colonna dell'unità di valutazione tecnica comunicarono via radio ciò che era successo alla base che subito inviò un paio di BF-2002 in ricognizione, nonostante il brutto tempo.

Alla fine della giornata Heiner compilò il rapporto sulle prestazioni del 108 e su cosa era successo, mise diverse parole di elogio (anche con toni leggermente esagerati) per l'operato del comandante Pichler, ma gli effetti di questo rapporto si ebbero due giorni più tardi…

Sì, gli effetti.

Il giorno dopo sul bollettino delle operazioni ci fu un accenno all'operazione dell'unità, dove si sottolineava il fatto anche che fosse stato catturato un mezzo nemico fino ad allora sconosciuto.

Le SS, sotto la guida Cecilia Zabi stavano ambendo a rimpiazzare le forze armate regolari del Reich e molti rapporti delle unità regolari venivano letti dagli ufficiali delle SS, le unità ritenute più interessanti si faceva in modo che passassero sotto l'ala delle SS; sorte simile avvenne all'unità di valutazione tecnica della Pichler.

Tre documenti giunsero alla base di Baku il 3 febbraio, eccone alcuni estratti…

Oggetto: Ordine del giorno n°34 Da: Comando centrale della Whermacht

A margine del piano di riorganizzazione delle forze del Reich la vostra unità è stata spostata dalle forze della Wehrmacht a quelle delle SS, a causa della sovrabbondanza di unità di questo tipo nella Wehrmacht stessa e la mancanza di queste unità nelle SS. Stante quindi l'ordine del giorno n°34 del Reichführer Ghiren Zabi, su proposta della comandante delle SS, Cecilia Zabi, la 5a unità di valutazione tecnica, del colonnello Julia Pichler, passa sotto il comando del centro ricerca e sviluppo delle SS…

Oggetto: Ordine del giorno n°42 del comando delle SS, in accordo con il comando centrale delle forze armate

Al colonnello della ex 5a unità di valutazione tecnica, ora 1a unità di prove tecniche SS: Julia Pichler, su personale proposta della comandante della Reichführer-SS Cecilia Zabi per il coraggio, la capacità di comando e l'intraprendenza dimostrata viene assegnata la croce di ferro di 2a classe e la promozione a colonnello capo. Il 1° febbraio l'unità del colonnello Pichler, durante le prove di un nuovo mezzo, l'unità in questione ha un contatto con una unità di terroristi nemica, nonostante l'inesperienza sul nuovo mezzo e la presenza di un solo SP-03 a supporto, il colonnello decide di attaccare la formazione di carri nemici, durante l'attacco che il colonnello conduce in prima linea a bordo del nuovo mezzo compaiono mezzo di cui fino ad ora si sapeva poco, durante questa azione uno di questi mezzi viene catturato dall'unità in questione. Una nota di merito ed una promozione a tenente di 1a classe vengono inoltre conferite al tenente Heiner Kluger per le capacità dimostrate alla guida del SP-03 in forza all'unità e per aver bloccato il mezzo nemico, ora in nostre mani…

Oggetto: nuovi ordini da parte del comando delle SS

Il comando centrale delle SS ordina alla ex 5a unita di valutazione tecnica, ora 1a unità di prove tecniche SS di dirigersi verso l'aeroporto di Le Bourget per prendere in consegna un nuovo mezzo da testare e nuove apparecchiature, uomini e mezzi che saranno assegnati all'unità. Un velivolo verrà a prelevarvi il giorno 5 febbraio, maggiori dettagli vi verranno fatti pervenire domani. Il panzer 108 deve essere ceduto alla divisione di guarnigione a guardia a Baku: la 311a fanteria…

Julia lesse quei documenti d'un fiato, alla fine quasi non si resse in piedi, quella che era una unità secondaria ora si era trasformata in una unità di primaria importanza, la cosa particolare era che ciò avvenne grazie proprio a quelli che secondo lei l'avevano sempre disprezzata: le SS, che ora non solo li davano una croce di ferro di 2a classe, ma la promuovevano anche colonnello capo, il grado immediatamente prima a quello degli ufficiali generali (notare come i gradi delle SS si fossero tra l'altro uniformati a quelli che aveva applicato la Wehrmacht nel 1994, per semplificare i rapporti tra i membri le due forze)!

Certo non avevano promosso solo lei, ma anche molti altri militi dell'unità (un modo per ottenere approvazione?), ma il fatto che avessero promosso, anche e soprattutto lei l'aveva sconvolta.

“Sta bene?” domandò Heiner, quest'ultimo era da un lato felice visto che ciò voleva dire materiale nuovo e di più alta qualità da testare, ma dall'altro anche lui aveva molti dubbi su ciò che era accaduto.

“Sì… grazie…” mormorò Julia.

“Si sta domandando perché l'hanno promossa? Vero? Perché proprio le SS?” Heiner conosceva i 'mal di pancia' che Julia aveva con il Partito e non gli ci volle molto per immaginare da cosa provenisse quell'espressione dubbiosa e preoccupata dipinta sul volto della donna.

“Sì”.

“Credo che lo capiremo appena arriverà l'ispettore delle SS, dovrebbe arrivare tra poche ore”.

“Già, hai ragione…”.

Parte 2: Il giorno in cui il mondo si oscurò

4 febbraio, ore 11.30 A.M…

I membri dell'unità di valutazione erano tutti in fila davanti alla loro caserma, in attesa che arrivasse l'ispettore capo delle SS che sarebbe arrivato entro poco, ed infatti dopo alcuni minuti arrivò velocemente un fuoristrada con a bordo l'ispettore ed un suo aiutante.

“Sull'attenti” gridò Julia e subito dopo Heiner aggiunse: “Onori all'ispettore capo delle SS, Herbert von Kuspen!”.

“Heil Zabi!” risposero i soldati dell'unità alzando il braccio destro nel classico saluto nazista.

“Heil Zabi!” rispose von Kuspen alzando stancamente la mano.

“Ora ad ognuno di voi consegnerò la fascia delle SS e farò firmare il relativo documento che prova che voi siete entrati in questo corpo” aggiunse von Kuspen facendo cenno al suo aiutante che si avvicinò con un grosso scatolone in mano.

Le cerimonie si svolsero abbastanza velocemente per quel che riguardava la truppa, ma per i due comandanti dell'unità: Heiner (per il lato tecnico) e Julia (per il lato operativo), le formalità erano un po' più lunghe come fece intuire l'ispettore capo.

“Le facciamo strada, vuole qualcosa di caldo?” suggerì Heiner.

“Volentieri, fuori non fa propriamente caldo” rispose l'ispettore, sembrava che avesse altro per la mente.

I due ufficiali accompagnarono l'ispettore in una piccola stanza che era stata allestita come ritrovo ufficiali.

“Effettivamente ci sono un po' di fogli che dovreste firmare” affermò l'ispettore entrando dentro la stanza.

I due neo-SS compilarono i vari fogli e poi cominciarono a discutere con von Kuspen sul funzionamento dell'organizzazione interna delle SS e varie altre faccende burocratiche a cui l'unità s sarebbe dovuta adeguare, ma sia Julia che von Kuspen in realtà aspettavano che l'altro facesse la prima mossa per introdurre il discorso di cui volevano parlare: dopo qualche minuto fu Julia, con un pizzico di sfacciataggine, ad 'aprire le danze'.

“Bisogna dire che i dettami del Partito, purtroppo, non vengono più seguiti, come può ben vedere…” esclamò Julia tenendo una tazzina del caffè con la mano all'altezza del viso, facendo come per rimirarla.

Von Kuspen capì subito cosa intendeva la ragazza, bastava guardarla per capire cosa intendeva.

“Vede il Partito e le sue regole o dettami -che dir si voglia- sono decise da persone, le persone col tempo cambiano e con loro cambiano anche le regole…” spiegò l'ispettore, un uomo di mezza età, non troppo vecchio per essere attaccato ai primi pionieri spaziali nazisti, non troppo giovane da avere visto al potere una sola persona.

“Resta il fatto che non seguiti…”.

“Ci vuole molto tempo per cambiare ciò a cui il popolo è stato abituato per decenni, noi che siamo persone intelligenti cerchiamo di portarci avanti con i tempi, tutto lì…”.

Heiner aveva seguito la discussione, aveva compreso anche lui cosa sottintendessero quelle frasi di von Kuspen e non riuscì a trattenersi: “Alla fine molte di quelle leggi non sono servite che a farci male da soli, quante conoscenze sono andate perdute…” disse il ragazzo sottovoce, si riferiva ad alcuni tecnici che aveva conosciuto che pur avendo enormi capacità furono messi da parte in favore dei 'prediletti' del Partito.

“Lei sta parlando del suo campo, ma posso assicurarla che anche in altri campi ci siamo fatti male da soli, ma sotto l'illuminata guida di Cecilia Zabi potremo ambire ad altissimi traguardi” affermò von Kuspen, i suoi occhi si erano come illuminati, quei due ufficiali avevano già capito tutto, era del tutto inutile proseguire il discorso: “Vi lascio questo, leggetelo. Ora vado a scaricare la mia valigia, se non le dispiace mi faccio aiutare da uno dei suoi uomini”.

“Nessun problema” affermò Julia salutando, imitata da Heiner, von Kuspen con il saluto nazista d'ordinanza.

Ma nella testa di Julia continuava a passare un pensiero: “Saremo sul carro dei fedeli o su quello dei traditori, alla fine?” non stava pensando alla guerra, Julia pensava a cosa sarebbe successo se Cecilia alla fine avesse 'perso' nei confronti di suo fratello: se Cecilia perdeva per lei non ci sarebbe stata una seconda opportunità, la prima ed unica se l'era già giocata…

Ripensando a Cecilia Zabi alla ragazza venne in mente una foto in cui veniva ritratta la famiglia Zabi ad un ricevimento da loro organizzato, fu come un lampo, “Quella ragazza… era amica degli Zabi… Köhler si chiamava se non sbaglio…” mormorò la ufficiale.

“Come?” domandò Heiner.

“Niente, niente…”.

Julia si era ricordata di una foto comparsa alcuni mesi prima su un giornale in un trafiletto di approfondimento dopo la battaglia della Mecca, riconobbe quella ragazza come colei che l'aveva aggredita. nella foto era alla destra di Garma Zabi, alla sinistra di Garma Zabi c'era Ghiren, alla sinistra di quest'ultimo c'era Cecilia.

“Sicuramente è una donna pericolosa, si sta togliendo dai piedi coloro che potevano rischiare di soffiarli il potere” pensò Julia.

“Porca miseria! Colonello guardi qua!” esclamò Heiner dimenticandosi ogni formalismo, aveva un volto degno di un bambino in un negozio di dolciumi.

“Fa vedere” ordinò Julia.

Nella cartella che aveva lasciato von Kuspen c'erano, oltre ad alcuni ordini, dei disegni tecnici e dei manuali di un grosso aereo.

“Credevo che fossero stati demoliti…” commentò Julia mentre i suoi occhi si muovevano veloci per leggere le informazioni che erano riportate nei vari documenti.

“Sarebbe stato un delitto, questa macchina è meravigliosa! Avevo sentito che avevano tenuto un prototipo per diverse prove oltre a quello assegnato al museo centrale scientifico del Reich… ma guardi! Gli hanno apportato una marea di modifiche e miglioramenti! Ma soprattutto saremo noi a testarlo!” disse Heiner esaltandosi. “È pazzesco, questa macchina è mostruosa, secondo i dati qui riportati…”.

5 febbraio, ore 21.15 P.M., base nazista di Baku pista n°4…

“Partiremo tra 5 minuti” gridò il pilota salendo sull'LT-50, un forte vento si stava alzando e questo lo preoccupava assai, “E se facciamo prima è meglio!”.

L'unità di valutazione tecnica, von Kuspen ed il suo assistente stavano salendo anch'essi sull'aereo che li avrebbe portati all'aeroporto di Le Bourget.

Il volo sarebbe stato compiuto di notte per motivi di sicurezza e sarebbe stato piuttosto lungo, ma per lo meno il tempo stava migliorando su tutta l'Europa Occidentale, almeno da metà volo in avanti non sarebbero stati troppo sballottolati qua e là.

“Allora tenente di 1a classe Kluger cosa ne pensa della macchina che dovrete usare?” domandò von Kuspen sottolineando la promozione appena ricevuta da Heiner.

“Eccezzionale… quante prove dovremo effettuare?”.

“Cinque o sei voli per conseguire l'abilitazione al pilotaggio di quella macchina e poi se non riscontreremo problemi compierete una missione operativa… state studiando il manuale di pilotaggio?”.

“Certamente, ma io potrò fare solo da copilota, non ho molta esperienza con gli aerei di grossa stazza, ho solo un po' di ore sui BF e sugli aerei da addestramento” spiegò Heiner.

“Allora colonnello Pichler, se non sbaglio lei ha al suo attivo diverse ore su aerei da trasporto come l'LT-50 e ha conseguito, al simulatore, l'abilitazione al pilotaggio dei 'Gustav' quindi lei dovrebbe essere la persona più indicata. Da quel che ha letto cosa ne pensa di quella macchina?”.

“Mi permetta di dirle che si sbaglia, in realtà per i 'Gustav' ho effettuato anche tre voli, di cui uno con riuscito aviolancio di materiale presso il poligono del monte Olimpo” aggiunse Julia con un filo d'orgoglio, facendo finta di non aver sentito quel Pichler pronunciato da von Kuspen, in fondo era un suo superiore, “Comunque, per adesso, non saprei darle un giudizio. Come lei ben saprà avevo ottenuto quelle abilitazioni più di un anno fa, quando sembrava che lo Herr, da cui dipendevo, dovesse ottenere il controllo di alcuni velivoli…”.

La donna si aggiustò civettuosamente il colbacco che aveva continuato a tenere in testa pure una volta salita a bordo, nonostante l'aereo fosse pressurizzato il sistema di condizionamento era tenuto al minimo e la temperatura non superava i dieci gradi.

Von Kuspen guardò il colbacco trattenendo una smorfia, non perché gli desse fastidio il colbacco (modello sovietico) in sé, ma perché rammaricatosi lui stesso di non avere con sé un copricapo simile: le orecchie gli stavano gelando e per fortuna era stato abbastanza previdente da mettere i suoi guanti di pelle nera se no si sarebbe gelato pure le mani.

In fondo un copricapo è un copricapo ed il colbacco ha una funzione pratica innegabile, dargli significati politici sarebbe stato da sciocchi secondo von Kuspen e Cecilia Zabi aveva dichiarato una sua personale guerra agli schiocchi all'interno delle SS…

“Capisco, allora farò in modo che riprenda un po' la mano… se la sente di pilotare?” domandò von Kuspen con un velato tono di sfida.

“Non mi dispiacerebbe, inoltre sarebbe il primo volo in ambiente terrestre, a parte quelli al simulatore, ovviamente…”.

“Allora chiederò al pilota di lasciarla ai comandi e di fare da copilota”.

Diverse ore dopo l'LT-50, dopo aver sorvolato per migliaia di chilometri l'Europa, era nei pressi di Le Bourget, il volo era stato tranquillo, il cielo era stato sereno per gran parte del viaggio e questo aveva reso possibile un'ottima illuminazione del terreno nonostante fosse notte.

“Vuole che compia io la manovra di atterraggio?” domandò il pilota a Julia.

“No, grazie ce la faccio da sola”.

L'aereo toccò terra delicatamente e dopo duecento metri azionò i freni rallentando fino quasi a fermarsi, giusto davanti al raccordo con la pista di rullaggio.

Una volta che l'aereo si fermò presso la piazzola di parcheggio l'aereo fu illuminato dai fari di una vicina postazione di controllo, un paio di militi delle forze di polizie del Reich (tra cui erano assoldati molta gente che abitava sulla terra) si avvicinarono al velivolo per chiedere i documenti, espletate le formalità i membri dell'unità tecnica poterono cominciare a scendere dall'aereo, un fuoristrada si avvicinò velocemente a von Kuspen e a Kluger che stavano discorrendo di alcuni dettagli organizzativi.

“Generale Siegwin Kerton!” esclamò von Kuspen mettendosi sull'attenti.

“In fila e sull'attenti!” urlò Heiner ai suoi uomini preso di sorpresa da quell'apparizione, il nome di Siegwin Kerton non gli giungeva per niente nuovo: d'altronde era uno dei principali generali delle SS.

“Prego, riposo… Fatto buon volo von Kuspen?” domandò il generale scendendo dal fuoristrada.

“Ne ho fatti di peggiori”.

“Eh eh… non ne dubito… piuttosto piacere di conoscerla!” esclamò il generale, porgendo la sua esile mano a Heiner, “Lei se non sbaglio è il famoso tenente Heiner Kluger, quel mezzo che ha catturato è molto interessante, lo sa? Me ne parlava giusto ieri il comandante della neonata corpo ricerche tecniche e scientifiche delle SS. Ma mi dica! Il colonnello Julia Pichler?” chiese il minuto generale al ragazzo; Heiner non era di certo un armadio, era una persona dall'altezza nella norma (almeno per gli standard coloniali nazisti, infatti era alto circa 1.90) ed era molto magro: di certo non possente! Ma il confronto tra il generale e il ragazzo era impietoso nei confronti del primo. Come se non bastasse il generale presentava anche una certa gobba e non aveva neanche cinquant'anni!

“In questo momento sta scaricando la sua roba, dovrebbe scendere a momenti dall'aereo, signor generale”.

Ed infatti la ragazza scese dalla scaletta dell'aereo dopo pochi secondi, vedendo il generale pose per terra la sua valigia e si mise subito sull'attenti.

“Colonnello superiore Julia Pichler a rapporto!” esclamò Julia, ebbe un piccolo momento di esitazione nel dire il suo cognome, ma l'etichetta voleva che lo si dicesse.

“Sono il generale Siegwin Kerton comandante del settore delle operazioni speciali delle SS, felice di fare la sua conoscenza”.

“Il piacere è mio”.

“Credo che il buon von Kuspen vi abbia già messo al corrente della vostra missione, comunque ci terrei a darvi alcune informazioni personalmente, se lei e Kluger vorreste essere così gentili da seguirmi…”

“Certamente! Muller ti incarico del comando durante la nostra assenza!”.

“Ed ecco che i due piccioncini si tolgono dalle scatole e lasciano a me il comando” pensò Muller con un sadico sorriso appena accennato sulle labbra: il giorno prima aveva perso una scommessa con uno dei soldati dell'unità, ma la cosa non gli era andata giù…

I due salirono sul fuoristrada insieme al generale, quest'ultimo ordinò al conducente di passare per il museo aeronautico stanziato sull'aeroporto.

Ad un certo punto passarono dentro uno degli hangar esterni del museo che sorgeva sull'aeroporto, Heiner rimase a bocca aperta, finalmente ebbe l'opportunità di vedere diversi aerei che aveva visto solo riprodotti in disegni e attraverso alcune foto di scarsa qualità sui libri.

“Uao! Quelli se non sbaglio sono Concorde! Dico bene?” domandò Heiner passando sotto due aerei da trasporto dall'ala a delta.

“Dice benissimo, se vuole poi incaricherò uno dei miei aiutanti di farle visitare l'aeroporto”.

Il fuoristrada uscì dall'hangar dirigendosi verso le strutture aeroportuali, “Sa? Qua ho stabilito una delle mie principali basi di comando, alle volte sono qui, altre sono ad Alessandria d'Egitto, altre ancora sono a Honk Kong. Dipende. Però cerco sempre di stabilirmi in un qualche posto che abbia anche qualche interesse culturale…” spiegò il generale passando davanti ad un esemplare di Ariane, uno dei vettori spaziali costruiti in Europa.

“Avrei voluto stabilirmi davanti al Louvre, ma purtroppo quegli stupidi che comandavano la Wehrmacht avevano voluto distruggere Parigi… Cecilia Zabi lo dice sempre che sono degli stupidi, come darle torto? Distruggere Parigi non ci ha dato alcun serio vantaggio militare, sarebbe stato molto più interessante distruggere le più importanti basi americane in America, ma cosa vuole? Solo l'Europa, l'Asia e l'Africa, solo l'Europa e l'Asia e l'Africa continuavano a dire, se non fosse stato per loro ora avremmo conquistato almeno questi tre continenti, invece siamo ancora fermi all'Europa, dell'Asia e dell'Africa controlliamo veramente poco come sapete… ma eccoci arrivati…”.

I tre scesero dal fuoristrada ed entrarono in uno shelter costruito recentemente, ero lo shelter di comando del generale.

“Prego accomodatevi” disse Siegwin facendo entrare i due dentro al suo ufficio, “Allora cosa mi dite?”.

“Dire cosa?” domandò Julia.

“Immagino che siano stati giorni strani, dalla Wehrmacht alle SS, dal collaudo di obsoleti panzer al collaudo di avanzatissimi bombardieri intercontinentali supersonici… un bel passo no?” domandò Siegwin.

“Effettivamente sono stati giorni un po' strani come ha detto lei, ci sembra quasi che sia tutto finto…” ribatté Julia.

“No, non lo è!” la interruppe Siegwin accennando un sorriso, “Avete sete?”.

“Io no generale, grazie lo stesso” rispose Heiner.

“Capisco, diciamo che voi non amate tanto i convenevoli e simili… vi do ragione, anche se il mio aspetto può far pensare il contrario io sono stato un uomo di azione e i convenevoli non mi sono mai piaciuti, ma a parte ciò suppongo che lo vogliate vedere… vero?”.

“Affermativo” rispose Julia.

“Allora lasciamo stare i convenevoli e andiamo a vedere questa macchina. È nell'hangar qui a fianco, comunque vi può sembrare strano che io affermi che non mi piacciono i convenevoli e poi dica che mi piace roba come la cultura che richiede tempo, passione e riflessione, ma che volete… bisogna pur avere un equilibrio nella vita…” spiegò Siegwin uscendo dallo shelter.

“Ha perfettamente ragione” affermò Julia cercando di capire qual'era il vero potere di quello strano uomo che si trovava davanti.

Il nome di Siegwin Kerton era un nome conosciuto anche al di fuori delle SS, si sussurrava che fosse molto pericoloso, capace delle più oscure trame, ma al tempo stesso che fosse uno degli uomini di assoluta fiducia della Zabi.

“Su! Allungate il passo! Non avete neanche trent'anni e vi fate battere da un quasi cinquantenne come me? E poi è una questione di sicurezza! In queste zone ci sono molti cecchini dei terroristi, se vi muovete velocemente avete meno probabilità di essere colpiti…” spiegò il minuto generale avvicinandosi al portone dell'hangar.

“Ehm… cecchini?” domandò Heiner preoccupato.

“Cecchini… ieri un soldato della base è stato ferito gravemente da un colpo sparato da uno di essi” raccontò Siegwin mostrando la carta d'identità alla guardia che stava davanti alla porta d'accesso dell'hangar.

I tre, una volta entrati dentro la struttura, proseguirono lungo un breve corridoio, usciti da quel corridoio si ritrovarono davanti ad un grosso aereo dalla forma filante, ma allo stesso tempo semplice.

“Tenente Kluger, glielo si legge in faccia che vorrebbe raccontarci le caratteristiche tecniche di questa macchina… non faccia complimenti e spieghi anche ad un profano come me” ordinò il generale accennando un sorriso compiaciuto.

“VB-13 'Walküre' bombardiere tuttala intercontinentale, quattro motori tipo Minovsky, ali a freccia variabile, possibilità di inclinare la cabina, tre armi difensive automatiche a controllo remoto da 30mm, 50.000 Kg di bombe e missili trasportabili. Usabile anche nello spazio oltre che in ambiente atmosferico in cui dovrebbe essere capace di velocità tre volte superiore a quella del suono. Unico neo: non può affrontare il rientro atmosferico, ma in realtà non sono mai stati affrontati test e studi in questo senso. Inizialmente sviluppato come aereo anti-nave spaziale e bombardiere atmosferico come risposta ai bombardieri trisonici in fase di sviluppo negli USA ne furono prodotti una decina di esemplari sul finire degli anni '70, il ritorno alle dottrine di prevalente concezione tattica nella Reich Luftwaffe però ne bloccò la produzione e gli esemplari prodotti, a parte due o tre, di cui uno donato al museo centrale della scienza e della tecnica, furono demoliti…” spiegò Heiner in estasi davanti a quella meraviglia tecnologica, da bambino aveva assistito con grande dispiacere alla demolizione di uno di questi aerei e ora invece lo poteva vedere di nuovo volare.

La decisione di ritornare ad una aviazione tattica aveva colto, negli anni '90, molti di sorpresa pure all'interno della stessa Reich Luftwaffe, c'era da obbiettare che i 'Gustav' erano di fatto bombardieri intercontinentali, ma presentavano caratteristiche a livello di velocità e traccia radar (la loro traccia radar poteva essere rilevata anche in un ambiente saturo di particelle Minovsky) che avrebbe reso estremamente pericoloso l'uso di queste piattaforme in missioni offensive (ruolo in cui si dimostrarono tra l'altro piuttosto fallimentari), tanto più dato il loro costo e la loro importanza ai fini di eventuali operazioni di invasione (le 'Gustav' avevano limitate capacità di rientro atmosferico, eseguibile però solo con particolarissimi accorgimenti).

“Una macchina niente male” commentò il generale sogghignando.

“Efettivamente, ma scusi a me è arrivato l'ordine che dovrebbe essere gente della mia unità a pilotare il velivolo e gli unici piloti dell'unità siamo io ed il tenente Kluger…”, ma Julia venne interrotta dal generale.

“Stia tranquilla! Riuscirà a pilotarlo senza problemi, ovviamente prima della missione operativa potrà compiere tutti i voli d'addestramento che desidera. Senza contare che i tecnici in questi anni hanno continuato a lavorare sulla macchina rendendola più affidabile ed eliminando alcuni problemi nel pilotaggio che erano stati rivelati durante le simulazioni ed i test su Marte”, gli occhi del generale si illuminarono momentaneamente, “Molti erano stati contrari alla demolizione di queste macchine e perciò molti generali si adoperarono perché qualche esemplare rimanesse comunque in funzione come banco prova volante e macchina per il conseguimento di esperienze operative nel campo del bombardamento a lungo raggio. Il fatto che ben tre di queste macchine, oltre a quello donato al museo, siano rimaste operative comunque venne mantenuto piuttosto all'ombra di tutti e pure nella Reich Luftwaffe pochi erano a conoscenza che queste macchine fossero ancora in circolazione”.

“Volete dire che quindi non sono rimaste sotto il controllo della Luftwaffe?” domandò Heiner piuttosto stupito: la macchina che aveva di fronte a se portava ancora la simbologia della forza aerea.

“Non totalmente, due macchine furono assegnate all'ufficio interforze di sviluppo bombardieri della Wehrmacht, assegnate a quell'ufficio non hanno mai volato, ma sono state utilizzate per verificare la compatibilità di eventuali nuovi apparati e sono state completamente aggiornate, infine una macchina fu assegnata al servizio aereo delle SS…”.

“Questo me lo ricordavo” mormorò Heiner sovrappensiero.

“… che all'epoca stava studiando di dotarsi di eventuali pattugliatori d'attacco a lungo raggio atmosferici e spaziali, il VB-13 nelle SS fu testato per alcuni mesi e poi venne anch'esso assegnato al già citato ufficio tecnico interforze. Questo in particolare è quello che subì il maggior numero di aggiornamenti visto anche il buon numero di finanziamenti che le SS avevano versato per portare avanti, almeno a livello tecnico, il progetto”.

“Però, pur non essendo esperta come Heiner, mi sembra di poter affermare che questa macchina non ha come compito principale quello del pattugliamento, scusate la mia insolenza, ma già esternamente si nota che non è dotata di grossi sistemi da ricognizione” fece notare Julia che aveva osservato bene l'aereo e non aveva visto nè un grosso numero di antenne, né di radomi, né di altre protuberanze o particolari che segnalassero la presenza di particolari sistemi da ricognizione.

“Si figuri…”, Siegwin sembrava piuttosto colpito dalla 'sfacciataggine' della ragazza, in fondo interromperlo mentre parlava non era da tutti, “Come ha potuto vedere la macchina ha ancora adesso come compito principale quello del bombardamento a lungo raggio, ciò a causa del cambio di strategie operato dal comando della Wehrmacht alcuni anni fa, su consiglio della Reichfuhrer SS che ha preferito puntare per la ricognizione su piccoli velivoli in volo in orbita bassa, in questo modo le ricognizioni sono molto più sicure e tranquille di quelle che possono essere condotte a bassa quota in territorio ostile”.

Heiner e Julia annuirono meccanicamente, era chiaro il gioco dietro a quella mossa: cercare di avere le mani il più libere possibili con quel poco che avevano le SS fino a pochi anni prima.

“Comunque suppongo che abbiate piuttosto sonno quindi vi lascio andare a prendere il possesso delle caserma a voi assegnata, comunque spero che già oggi pomeriggio vogliate cominciare almeno le prove a terra della macchina…” si raccomandò il minuto generale.

“Sicuramente!” esclamò Julia.

I due ufficiali dell'unità di valutazione tecnica si accomiatarono dal generale e si diressero verso il punto in cui avevano lasciato il resto dell'unità.

“E così siamo in ballo…” mormorò Julia passando davanti ad un Mirage 4000 (prototipo di caccia pesante francese).

“Almeno ora non dovremo più valutare sensori e mezzi obsoleti…” disse Heiner.

Un Mirage 4000 in volo, doveva essere la risposta francese all'Eagle americano

“Forse era meglio rimanere a valutare vecchi e obsoleti mezzi nemici…” ribatté Julia sorridendo tristemente.

“Non capisco, prima non era felice di questa opportunità?”.

“Sì, ma non so… sento che finirà male…”.

“In che senso?”.

“Sai chiaramente a cosa mi riferisco, non te l'ho mai detto, ma credo di non dovertelo spiegare…”.

“Magari io non l'ho capito…” insinuò Heiner.

“Ariana non pura…”.

“é solo quello il problema? A me sembra un non problema. Insomma alla fine l'apparato digerente ed il cervello ce lo abbiamo tutti, ti pare? Il colore dei capelli, degli occhi o della pelle può anche variare, ma il cervello, che è la cosa più importante, è sempre un cervello che sia in un bianco, in un nero o in un ebreo… anche se alcuni dicono diversamente io stupido stupido non lo sono ancora. Oppure ti domandi perché da un giorno all'altro, dall'essere lasciata ai margini del Reich sei cominciata ad addentrartici?” domandò Heiner cogliendo di sorpresa Julia: era la prima volta che Heiner parlava del problema della 'purezza della razza' con tale apertura e con tali toni, probabilmente se ci fosse stato qualcuno nei paraggi per Heiner sarebbe stata la fine per lo meno della sua carriera, ma per loro fortuna non c'era nessuno nei paraggi.

Julia non rispose immediatamente, cosa ribattere? Heiner aveva ragione, perché sarebbe dovuta finire male? In fondo che centrava l'essere 'ariani non puri' con quel che poteva succedere in guerra o durante un test di un armamento?

“Hai ragione, nel tuo semplice ragionamento hai assolutamente ragione, ma purtroppo non molti la pensano come te” ribatté infine Julia.

“Beh, se cominci ad affrontare la situazione così negativamente lo credo che finirà male! Dai su! Se anche tu cominci ad essere negativa allora possiamo anche fare fagotto e ritornarcene nello spazio che tanto vale”.

“E il voi scomparve definitivamente dalle scene…” fece notare Julia.

“È colpa vostra, avete cominciato voi con il tu” ribatté Heiner indispettito, non gli era mai piaciuto essere accusato di cose mai commesse, anche se si trattavano di stupidaggini o si stesse scherzando.

“E allora continuiamo con il tu, da un non stupido posso anche accettare di essere chiamata usando il tu” esclamò Julia prendendo scherzosamente in giro il tenente.

Nel frattempo presso il centro spaziale federale (ex-francese) di Kourou nella Guyana francese…

“E questi dovrebbero essere i famosi missili anti-Gustav di cui si parlava tanto? Ma non sono altro che dei caccia serie 100 con un motore a razzo dietro e una grossa carica d'esplosivo davanti!” esclamò il generale Verd Graliè all'ufficiale addetto alle armi antiaeree, un giovane appena inviato dal nord-America, mentre osservavano diversi militari e civili scaricare alcune fusoliere e pezzi per delle rampe di lancio da alcuni grossi tir.

“Appunto! Vede i missili AA data la loro scarsa potenza esplosiva fanno poco ai 'Gustav' allora ci siamo detti: perché non li lanciamo contro degli aerei? Allora non abbiamo dovuto far altro che cominciare a togliere dalla naftalina e dai musei alcuni di questi vecchi caccia, modificarli -e le dirò che è stato un lavoro stranamente semplice- e dotarli di sistemi di guida a distanza…”.

“Sarà… ma preferivo se mi avessero consegnato una batteria di Patriot, anche vecchio modello, non ho grandi pretese…” commentò il generale piuttosto sconsolato, non gli piacevano quelle armi da disperati.

12 febbraio, ore 3.48 P.M…

Nel cielo sopra la Manica il VB-13 stava effettuando le ultime prove operative prima di affrontare la missione operativa schedulata per il 14.

“Ok, questo sarà il nostro ultimo test prima della missione operativa” esclamò Julia richiamando l'attenzione dell'equipaggio, “Riepiloghiamo… Heiner co-pilota e addetto alla rotta, Darter 1° artigliere, Sebastian 2° artigliere, Helga 3° artigliere , Lutz addetto ai sistemi di puntamento e addetto al controllo del sistema propulsivo e dell'impianto carburante. Tutto chiaro?”.

“Signora sì!” rispose l'equipaggio in coro.

“Perfetto, ora dovremo simulare una incursione a bassa quota sul territorio nemico, l'11° gruppo caccia farà da avversario”.

Il VB-13 scese di quota, fino a 20 metri dal suolo, Julia spinse i motori al 95%; a basse quote la maggior resistenza aerodinamica rendeva arduo superare la barriera del suono, ma così non era per il VB-13 che ad una altezza di 200m, nei test dei giorni precedenti, aveva dimostrato di saper tenere una velocità di M 1.4 in modo continuato e con motori all'80%.

I caccia nazisti dell'11° Gruppo decollarono dagli aeroporti londinesi per intercettare il VB-13, pochi minuti dopo il VB-13 entrò nel campo di visuale dei BF-2002, ma era troppo veloce per i caccia per riuscirgli a stare dietro, inoltre alcuni missili sparati 'virtualmente' dai BF-2002 non andarono a segno a causa delle interferenze e dei flares che lanciò il VB-13: la missione per l'unità di Julia si risolse in un completo successo, il VB-13 riuscì a portarsi sopra il poligono di tiro senza avere subito colpo e l'85% delle bombe sganciate andò a segno.

13 febbraio, ore 10.20 A.M…

L'equipaggio dell'unità di Julia si era radunato in una piccola stanza della torre di controllo dell'aeroporto di Le Bourget.

“Abbiamo finito di compilarvi il piano di volo, in questa cartella troverete tutti i dati riguardanti venti, posizione delle forze nemiche e amiche, obiettivi, eccetera…” spiegò uno svogliato ufficiale della sezione operazioni speciali delle SS, il suo tono di voce tradiva un forte raffreddore, “Comunque ora vi illustro brevemente il piano… come potete vedere sulla mappa i vostri principali waypoint, sia di andata che di ritorno saranno le isole Canarie e Capo Verde, da li vi dirigerete verso il centro spaziale federale nella Guyana francese, il vostro obiettivo è distruggere questo…”, l'ufficiale mostrò una diapositiva ritraente una immagine satellitare ritraenti alcune componenti mentre venivano caricate su alcuni tir..

Il centro spaziale di Kourou nella Guyana francese (fonte army-technology.com)

“I nostri analisti e tecnici hanno analizzato a lungo quei componenti da queste immagini satellitari e sono arrivati alla conclusione che si tratti di un satellite mina, capace di dirigersi autonomamente verso i propri obiettivi; questa immagine è stata ripresa trenta giorni fa presso il centro di ricerche aerospaziale in Brasile, abbiamo seguito il tragitto compiuto dai camion che lo hanno trasportato e ci hanno condotto fino al centro spaziale di Kourou”, l'ufficiale si interruppe un attimo per soffiarsi il naso, sarebbe stato molto più volentieri a letto o comunque a riposo.

Dopo aver ripiegato accuratamente il fazzoletto e dopo averlo riposto in una tasca riprese: “Pochi giorni fa un sottomarino in ricognizione presso quelle zone ci ha confermato che nella base c'è un grande fermento e l'altro ieri ci hanno comunicato che è in procinto di essere lanciato un missile spaziale”, l'ufficiale fece una pausa ad effetto credendo di aver lasciato di stucco l'unità tecnica, “La vostra missione originaria, come sapete, doveva consistere nell'attaccare delle fabbriche nel Nevada in cui avevamo individuato dei movimenti sospetti, ma a seguito di queste informazioni la nostra sezione è stata incaricata di distruggere quel satellite… qualche domanda?”.

“Nessuna, grazie”, Julia si alzò in piedi facendo il saluto militare e battendo i tacchi per andarsene.

La messa a punto sul VB-13 non era ancora del tutto completa e per di più ora doveva studiare a fondo il piano della missione: avrebbe passato ancora una lunga e stressata giornata.

Passò davanti ad uno specchio e vide il suo volto piuttosto pallido e affaticato: con la promozione era anche aumentato il carico di lavoro.

“Per fortuna dopo questo test operativo avremo un discreto periodo di riposo” pensò sbadigliando per il sonno accumulato: era da giorni che dormiva pochissimo.

14 febbraio, ore 9 P.M. ad un'ora di volo da Kourou…

“Punto n°12 passato, abbassarsi a 35 metri”.

“Altitudine confermata, assetto confermato, velocità M 1.3” rispose Julia, “Il pilota automatico funziona che è una meraviglia, proceda con le operazioni di attacco”.

“Perfetto! Punto di sgancio bombe 60 minuti; Lutz cominci le operazioni di preparazione allo sgancio!” comunicò Heiner sul canale di comunicazione interna del VB-13, “I valori dei motori sono nella norma, pure la temperatura di uscita dell'aria dai motori nella norma”.

“Valori della pressione e umidità atmosferici?” domandò Julia.

“In diminuzione la pressione, mentre l'umidità è stabile. Ho già provveduto a risettare gli strumenti per il volo atmosferico”.

“I tre radar altimetri?”.

“Il numero 1 e 3 funzionano senza problemi, mentre il numero 2 continua a risultare sfasato rispetto agli altri nonostante ieri l'avessimo ritarato e controllato per l'ennesima volta”.

“È un modello inaffidabile… se ti ricordi l'avevamo già collaudato un po' di tempo fa sulla Luna… comunque avremmo fatto prima a sbarcarlo… che altezza segna?”.

“33 metri, mentre ora siamo scesi a 35 metri come conferma pure il laser altimetro”.

Julia sbuffo contrariata, se c'era una cosa che li aveva fatti tribolare di quell'aereo era proprio quel radar altimetro, c'avevano perso delle ore nel tentativo di farlo funzionare a puntino ed invece continuava a dare problemi: nella relazione tecnica sicuramente avrebbero sconsigliato l'acquisto di ulteriori radar altimetri di quel modello salvo sostanziali modifiche ed una completa revisione di quelli già prodotti (la maggior parte degli esemplari prodotti era montata sugli Himmelritter come radar altimetro principale).

In ogni caso il VB-13 lasciava dietro di se la scia sull'acqua tanto volava basso come poteva vedere Helga dalla sua console per il controllo del cannoncino di coda.

Roll-Out dell'XB-70A, ne furono costruiti solo due prototipi

VB-13: doveva essere il contraltare dell'XB-70 americano e come quello portava lo stesso nomignolo, doveva essere prodotto in serie, ma tutto sommato finì per fare una simile a quella del suo contraltare americano, ma al contrario di questo ora si apprestava ad arridere a nuova vita.

Alla base del suo fallimento non ci fu solo un cambio di strategia all'interno della Reich Luftwaffe, ma ci furono anche considerazioni economiche: il Reich non poteva supportare la costruzione contemporanea dei 'Gustav' e dei VB-13 ed i VB-13 al contrario degli LT-1 'Gustav' non erano indispensabili.

Frattanto presso il centro spaziale di Kourou venivano completati i preparativi per portare in condizioni operative i 'nuovi missili'.

“Abbiamo già pronti tre 104 ed un 106” comunicò l'ufficiale incaricato del controllo delle armi anti-aeree della base.

“E i pezzi d'artiglieria anti-aerea che avevo richiesto? Se ci attaccano ora cosa posso fare con quel paio di M-113 dotati di gatling antiaerei e quella manciata di Stinger?” domandò il generale Graliè.

“Presto ci invieranno altro materiale, però se la può interessare la locale 3a Compagnia AA del 468° Battaglione ha appena messo in linea un laser di 'accecamento'”.

“Avrei sperato in un laser vero, in un'arma… come si chiamano? Beam, dico bene?”.

“Esatto, comunque installeranno quel laser a qualche chilometro da qua per aiutarci”.

Cinquanta minuti dopo il VB-13 era ormai in vista della base.

“Profilo di bombardamento, basso-medio-basso” comunicò Julia.

“Non sarebbe meglio portarci ad alta quota e lanciare le bombe sulla distanza?” ribatté Heiner.

“Negativo, verremmo intercettati dai radar! Lutz devi porre un ritardo di esplosione alle spolette delle bombe di quindici secondi in modo da non rimanere coinvolti nell'esplosione!”.

“Affermativo” rispose Lutz sul canale di comunicazione interna, il povero Lutz si trovava in una specie di 'sgabuzzino', davanti al compartimento delle armi, isolato dal resto dell'equipaggio; per sua fortuna tutti i membri dell'equipaggio erano dotati di sistema di espulsione dall'aereo, se mai fossero stati colpiti avrebbe avuto ancora qualche possibilità di raccontarlo.

“Individuata grossa traccia radar in avvicinamento da nord-est! Si muove a velocità superiori a quella del suono, tra tre minuti sarà qui!” urlò l'addetto del radar mobile di difesa aerea di Kourou.

Immediatamente la sirena anti-aerea cominciò a risuonare e tutti i militari corsero verso le loro postazioni, immediatamente tutte le artiglierie contra-aeree si attivarono pronte ad accogliere il nemico.

Il VB-13 aprì il portello del vano bombe, l'obiettivo del bombardiere era il missile classe Ariane che era stato portato presso la piazzola di lancio.

“Correggere la rotta di due gradi a dritta, salire di quaranta metri!” ordinò Lutz.

“Rotta e quota corretta!” rispose Julia.

“10 secondi al lancio!”.

La postazione di lancio dei missili Ariane 5 in Guyana (fonte ESA)

“Attenzione due grosse tracce di calore a ore 10! Probabilmente missili!”: la sicura voce di Helga non dava di certo buone notizie.

“Dannazione!” urlò Julia infuriata lanciando i flares ed i chaff a più non posso.

“Non accennano a cambiare rotta! Puntano su di noi!” urlò Helga, questa volta una nota di terrore si era insinuata nel suo tono solitamente sicuro.

“Fuoco con tutte le armi di difesa! Non possiamo interrompere la corsa di bombardamento!”.

“3 secondi al lancio, 2… 1…” urlò Lutz, il VB-13 salì di colpo di diversi metri, le bombe sibilando andarono a colpire con precisione la piazzola di lancio del missile Ariane, ma non esplosero immediatamente.

Il VB-13 si alleggerì giusto in tempo per evitare i due 'missili' lanciati contro di esso grazie ad una ardita manovra evasiva.

“Sono due caccia!” esclamò Darter spaventato vedendoli tornare indietro; ma uno dei due caccia esplose in volo (probabilmente a causa di un guasto meccanico) ed i suoi resti divennero enormi proiettili di fuoco che ricaddero a terra presso una radura.

Le armi da 30 mm del VB-13 concentrarono tutto il loro fuoco sul caccia rimasto abbattendolo.

“Il missile è stato abbattuto!” urlò Darter, in quello stesso momento le bombe sganciate dal VB-13, dotate di una spoletta a tempo, esplosero.

L'esplosione provocata dalle bombe fu immane, infatti all'esplosione contribuì anche il propellente del missile Ariane: l'intera base di Kourou tremò come se ci fosse un terremoto e più di un quarto delle infrastrutture di lancio venne completamente annientata.

Julia alzò la visiera per asciugarsi il sudore: essendo senza scorta sarebbero potuti essere un facile bersaglio per i caccia federali che avevano mostrato di possedere missili AA assai superiori a quelli dei BF-2002, per fortuna erano riusciti a debellare la minaccia, ora se il volo proseguiva senza intoppi sarebbero dovuti riuscire a sfuggire ad eventuali caccia che fossero decollati dopo l'attacco.

Il VB-13 intanto stava cominciando a virare per uscire dalla Guyana francese quando un lampo accecò i membri dell'equipaggio (eccetto Lutz e Helga) che con i loro occhi stavano guardando davanti al loro tragitto: era il laser della 3a compagnia che era stato attivato.

Avendo la visiera (capace di neutralizzare quel tipo di minaccia) la cecità durò solo pochi secondi (fu come guardare direttamente il sole con gli occhi), ma così non fu per Julia che la visiera se l'era tolta.

“Non ci vedo” mormorò con un filo di voce Julia, il suo volto sbiancò dalla paura.

“É solo un effetto temporaneo, adesso la vista dovrebbe tornare” spiegò Heiner prendendo i comandi.

“Non torna” mormorò Julia sempre più spaventata dopo mezzo minuto: il laser era stato impostato dai soldati della 3a compagnia su potenze maggiori a quelle consentite (per cui anche quelli che avevano la visiera ebbero alcuni secondi in cui si sentirono come accecare) e per di più Julia stava guardando direttamente quella postazione preoccupata che potesse essere una postazione AA.

Intanto il VB-13 stava sorvolando la costa della Guyana francese, ora il volo prevedeva di compiere una virata di 60 gradi a sinistra per tornare verso le Canarie.

La donna era disperata: continuava a fregarsi gli occhi, quasi se li schiacciava.

“Julia smetti di toccarti gli occhi! Così rischi davvero di perdere la vista!” urlò Heiner, anche lui era spaventato da quella situazione.

Intanto una formazione di quattro SU-30 in missione di pattugliamento aereo (CAP), decollata mezz'ora prima da un aeroporto li vicino, si era diretta velocemente verso una posizione in mare aperto, poco distante dalla costa della Guyana, dove si supponeva sarebbe passato il bombardiere nemico.

“Devono passare per di qua sicuramente” mormorò il capo formazione, un esperto comandante di caccia venezuelano.

Ed ebbe ragione, dopo pochi minuti sullo schermo radar dei SU-30 comparve il velivolo in rapido avvicinamento.

Decine di missili partirono all'indirizzo del bombardiere, i piloti dei caccia federali sapevano che se il bombardiere nazista fosse riuscito a passare la loro formazione l'avrebbero perso.

Il VB-13 lanciò tutti i flares ed i chaff disponibili, ma fu inutile.

Heiner tentò anche un paio di manovre evasive, ma tre missili colpirono il gruppo motori ed un altro colpì la semiala destra: l'aereo rischiava di esplodere da un momento all'altro.

Sukhoi SU-30MKV venezuelani. Il Flanker C è indubbiamente annoverabile tra i migliori caccia della sua generazione (fonte Wikipedia)

“Eiezione!” ordinò Heiner, contemporaneamente tirò una leva che azionava il meccanismo di eiezione del suo seggiolino e di tutti gli altri seggiolini del mezzo.

Immediatamente tutti i membri dell'equipaggio vennero eiettati dal bombardiere.

Il bombardiere proseguì il suo volo ancora per un minuto, ormai era fuori dalla vista di Heiner, quando in lontananza ci fu una enorme esplosione: erano i reattori del VB-13 che erano esplosi.

Tutto l'equipaggio tocco acqua sano e salvo, con i giubbotti salvagenti aperti; lentamente Heiner (trascinando Julia che continuava a non vedere), Darter, Sebastian, Helga e Lutz si radunarono in un unico gruppo in attesa dei soccorsi: doveva esserci un U-boat nelle vicinanze.

“Heiner! Dove sei!” si mise ad urlare Julia in preda alla disperazione non sentendo più il commilitone, il solo pensiero di rimanere da sola in mezzo a quell'oceano, senza neanche poter vedere, la faceva morire di terrore.

“Sono qui! Resisti! Fra poco verranno a recuperarci vedrai!”.

Ed in effetti arrivò un mezzo a recuperarli, ma era un elicottero Super Puma federale…

2 marzo 2016, Washington D.C., Pentagono, anti camera dell'ufficio del comandante supremo delle forze federali: generale Revil…

Julia era seduta su una sedia, erano passati diversi giorni da quando era stata abbattuta, ma la vista ancora non le era tornata.

Era stata visitata da diversi medici federali, ma ognuno diceva una cosa diversa, ormai aveva perso le speranze e si era rassegnata al suo destino.

“Vedrà… Revil è una brava persona, è probabile che la farà visitare da un buon oculista” spiegò il soldato di origini tedesche alla ragazza per rincuorarla.

“E perché mai un ebreo ci dovrebbe aiutare? Appena vedrà la nostra divisa ci sputerà addosso” mormorò Heiner, “In fondo siamo al servizio del diavolo” aggiunse con triste ironia, in quei giorni di prigionia aveva potuto sentire e capire molte cose ed era riuscito a farsi una idea generale di come fossero visti dai federali.

La porta dell'anticamera si aprì, il soldato federale si mise in piedi facendo un perfetto saluto militare: entrò la moglie di Revil.

“Signora!” esclamò il soldato.

“Riposo! Non sono mica io Revil!” ribatté la donna sorridendo, “Chi sono?” domandò con una certa curiosità abbassando la voce ed indicando con la testa i due militari nemici.

“I due ufficiali del bombardiere che abbiamo abbattuto un paio di settimane fa”.

Ma la curiosità della moglie di Revil venne attirata da Julia, infatti quest'ultima si guardava intorno con occhi vuoti e persi nel nulla alla ricerca da dove arrivasse quella voce.

“È cieca?” domandò stupita la donna indicando Julia.

“È stata accecata da uno dei nostri sistemi AA non letali” spiegò il soldato.

“Ma l'effetto di queste armi non dura solo pochi secondi o minuti? Almeno così mi aveva detto mio marito…”.

“Sì, ma ci sono stati dei problemi, probabilmente era stato settato ad una potenza troppo elevata”.

“Inaccettabile” ribatté la moglie di Revil, “Ne parlerò con mio marito” e detto ciò entro dentro l'ufficio del generale.

“Sai Heiner? Mi sa che ci saremmo dovuti rifiutare di dire addio a Baku quel giorno, tra l'altro mi piaceva come posto” mormorò Julia non nascondendo la nostalgia che provava, “Tra l'altro il colbacco è rimasto a Le Bourget…”, quest'ultimo era più un pensiero ad alta voce che un ulteriore commento, con tutto quello che era successo negli ultimi giorni (interrogatori, visite, ect…) non aveva trovato il tempo di pensare a cose come la neve, Baku o il suo colbacco e ora che ci pensava gli veniva una nostalgia profonda: proprio ora che aveva cominciato ad avere delle belle esperienze le venivano sottratte e come se non bastasse non avrebbe mai più potuto vedere quelle cose che le erano così piaciute, ne tanto meno avrebbe potuto vederne di nuove. Solo l'immagine dei ricordi le rimaneva, immagine che col tempo si sarebbe inesorabilmente sbiadita e falsata.

“A me non piaceva per niente Baku e per il colbacco quando la guerra sarà finita ne potrai compare un'altro…” Heiner quasi sussurrò tali parole, in realtà non sapeva cosa dire, poi rifletté un attimo e decise di provare almeno a non far sentire Julia in colpa con se stessa: “Comunque noi che ci potevamo fare? Eravamo solo le ultime ruote del carro. Ti dicono: vai nella Wehrmacht! E ci vai. Ti dicono vai nelle SS! E ci devi andare. Ti dicono vai a pulire le fogne delle colonie! E ci vai, non è che avessimo tante scelte anche visto i nostri comportamenti non sempre consoni a quello insegnatoci”.

“Se mi permette, vorrei domandare una cosa: ma sparare agli Zabi voi lassù non ci avete mai pensato?” si intromise il soldato che aveva ascoltato i due con poca convinzione.

Infatti quest'ultimo non era riuscito a comprendere del tutto la discussione di prima tra i due POW, sia perché parlavano uno strano dialetto, sia perché credeva di aver mal interpretato alcune parole: non gli risultava infatti che il colbacco fosse un capo in dotazione alle unità naziste e perciò pensava di aver capito male.

“Fatto un fhurer se ne fa un altro” ribatté Heiner.

“E magari ancora più terribile, almeno tra gli Zabi qualche buon elemento c'è, come Cecilia” aggiunse Julia.

“La comandante delle SS?” esclamò il soldato stupito e perplesso.

“Guardami… secondo te io vado bene per i canoni del partito? Eppure sono nelle SS, con un buon grado ed un buon ruolo… ma sarebbe troppo lungo spiegare…” disse Julia mettendosi una mano sul volto, la vista non le sarebbe più tornata, era inutile continuare a sperare.

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